Trent’anni di fiaccole accese, di passi compiuti in silenzio, di generazioni diverse unite dallo stesso nome. Domenica 19 luglio la tradizionale Fiaccolata in memoria di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta ha celebrato il suo trentesimo anniversario, rinnovando un appuntamento nato nel 1996 e diventato negli anni una delle più longeve manifestazioni antimafia d’Italia.
Il corteo si è radunato alle ore 20 in piazza Vittorio Veneto, per poi muoversi verso via D’Amelio, luogo della strage in cui, il 19 luglio 1992, persero la vita il magistrato e i cinque agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.
Ad aprire la marcia lo striscione “Paolo Vive”, insieme al tricolore. Dietro, una partecipazione composta di giovani, famiglie, militanti, associazioni, amministratori, rappresentanti delle istituzioni e cittadini, giunti anche da altre province siciliane e da diverse regioni italiane. Una presenza collettiva affidata soprattutto al silenzio e alla luce delle fiaccole, nel segno di uno stile che la manifestazione ha conservato nel corso di tre decenni.
Nata nel 1996, la Fiaccolata ha conservato nel tempo la propria identità, aprendosi negli anni a una partecipazione sempre più ampia e trasversale, fino a diventare un appuntamento capace di riunire generazioni e realtà differenti nel ricordo di Paolo Borsellino.
Il trentesimo anniversario ha assunto così un significato che va oltre la ricorrenza. La memoria, quando rimane viva, chiede responsabilità. Chiede di conoscere ciò che è accaduto, di trasmetterlo alle nuove generazioni e di riconoscere nel sacrificio di Borsellino e degli uomini e delle donne dello Stato uccisi dalla mafia un’eredità che appartiene al presente.
Ricordare, in questa prospettiva, significa assumersi il compito di non ridurre il 19 luglio a una data sul calendario. Significa custodire un esempio e trasformarlo in coscienza civile, nella consapevolezza che legalità, giustizia e libertà richiedono un impegno quotidiano e condiviso.
La serata è proseguita alle 22.30 con lo spettacolo teatrale “I giorni di Giuda – Intervista marziana a Paolo Borsellino”, scritto da Francesco Vitale e Manfredi Borsellino. Sul palco Marco Feo, Paride Cicirello e Germana Nicolosi, con Giacomo Tantillo alla tromba e la partecipazione al testo e alla regia di Angelo Butera. Il linguaggio del teatro ha così raccolto il testimone della Fiaccolata, affidando alla parola e alla rappresentazione un ulteriore momento di riflessione sulla figura del magistrato.
«Trent’anni non sono soltanto una ricorrenza – hanno sottolineato gli organizzatori – ma la prova che quella fiaccola accesa nel 1996 non si è mai spenta». Una continuità che racconta anche il passaggio fra generazioni: da chi quella stagione l’ha vissuta a chi nel 1992 non era ancora nato e oggi sceglie di esserci.
È forse proprio in questo passaggio che memoria, identità e responsabilità trovano il loro punto d’incontro. La memoria custodisce ciò che è stato, l’identità ne riconosce le radici, la responsabilità impedisce che tutto si esaurisca nella commemorazione.
Trent’anni dopo la prima Fiaccolata, le luci delle fiaccole hanno percorso ancora una volta la strada verso via D’Amelio. E dietro lo striscione “Paolo Vive”, quelle luci hanno continuato a raccontare una promessa semplice e impegnativa: ricordare significa scegliere, ogni giorno, da che parte stare.
Denise Catalano per Referencepost


