Dal 31 agosto al 6 settembre 2026 Porto Empedocle ha celebrato i festeggiamenti in onore di San Calogero, una delle ricorrenze religiose e popolari più sentite dalla comunità empedoclina. Processioni, celebrazioni eucaristiche, bande musicali, antichi rituali, spettacoli e fuochi d’artificio hanno scandito una settimana che ha riunito fedeli, cittadini e visitatori attorno a una devozione profondamente intrecciata alla storia della città.
Il cuore della festa ha preso vita quando la statua del Santo ha lasciato la storica Casa dei Portuali per raggiungere in processione la Chiesa Madre. Il suono delle bande, il rullo incessante dei tamburi e la partecipazione dei fedeli hanno restituito fin dalle prime ore una delle immagini più riconoscibili della tradizione empedoclina.
San Calogero è tornato tra la sua gente, attraversando strade, piazze e vicoli, dal centro storico ai quartieri più periferici, fino all’Altipiano Lanterna, al Villaggio Bonocore, alla contrada Vincenzella e alla zona della Stazione. Un itinerario attraverso la geografia della città che, nei giorni della festa, diventa anche geografia della memoria.
Al passaggio del Santo si è rinnovato uno dei gesti più caratteristici della ricorrenza: il lancio dai balconi dei “muffuletti”, piccoli pani tradizionali legati al racconto popolare secondo cui, durante un’epidemia di peste, venivano lanciati dalle finestre a San Calogero affinché potesse distribuirli ai bisognosi senza esporre gli abitanti al contagio.
Oggi quel gesto conserva intatto un significato che va oltre il folklore. Il pane che scende dai balconi diventa condivisione, devozione e cura dell’altro; una consuetudine antica che ha resistito al trascorrere del tempo, passando di generazione in generazione.
Alla dimensione religiosa si sono affiancati gli appuntamenti civili: gli spettacoli di luci musicali, il concerto dei Twin Violins, gli artisti di strada della Compagnia Joculares e le tradizionali cerimonie della “vestizione”, fino al lungo cammino che ha ricondotto San Calogero verso il porto e il mare.
Non è un approdo casuale. Il porto appartiene alla storia economica, sociale e umana di Porto Empedocle e al vissuto di generazioni di famiglie. Anche il legame del Santo con i portuali è parte di questa storia. Il percorso religioso attraversa così non soltanto luoghi fisici, ma spazi carichi di significato: le case, i quartieri, il porto, il Mediterraneo.
Dentro questa trama si inserisce anche Andrea Camilleri. Lo scrittore nacque a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, proprio nel giorno in cui si celebrava San Calogero, e portava Calogero come secondo nome. Raccontò di essere venuto alla luce mentre la processione attraversava la città e di essere stato affidato alla protezione del Santo.
Il legame non rimase confinato alla vicenda biografica. San Calogero entrò anche nell’universo letterario di Camilleri, insieme alle voci, ai caratteri, ai riti e alle contraddizioni della sua terra. La Porto Empedocle reale e la Vigàta letteraria sembrano incontrarsi proprio qui: nella capacità di trasformare luoghi e tradizioni in racconto, restituendo alla letteratura l’anima di una comunità.
La festa assume così una dimensione che supera la sola ricorrenza religiosa. Il rullo dei tamburi, i “muffuletti” lanciati dai balconi, le mani dei portatori, le famiglie affacciate alle finestre e quanti tornano per assistere ancora una volta al passaggio del Santo compongono un patrimonio di immagini e gesti nel quale Porto Empedocle continua a riconoscersi.
A suggellare i festeggiamenti, nella notte conclusiva, lo spettacolo pirotecnico nell’area portuale. Alle 23 i fuochi d’artificio hanno illuminato il cielo e il Mediterraneo, disegnando sull’acqua una delle immagini più suggestive e attese della ricorrenza.
Spenti gli ultimi bagliori, il mare è tornato al suo silenzio. A rimanere è un legame molto più antico: quello tra Porto Empedocle e San Calogero, scritto nella storia della città e custodito, ancora oggi, dalla sua gente.
Denise Catalano per Referencepost (Articolo e foto)











