Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani esprime profondo dolore per la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del militare dell’Arma dei carabinieri Vittorio Iacovacci e dell’autista del convoglio ONU su cui viaggiavano.

Il giovane ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo dove si trovava per la missione MONUSCO, l’operazione di Peacekeeping delle Nazioni Unite finalizzata a proteggere i civili e consolidare la pace nel Congo, è rimasto ucciso insieme al carabiniere trentenne originario della provincia di Latina, in un violento attentato a Goma.

L’ambasciatore, secondo le fonti, è deceduto dopo essere stato ferito da colpi d’arma da fuoco all’addome. L’attacco sembra facesse parte di un tentativo di rapire il personale ONU. Il diplomatico viaggiava in un convoglio formato da due veicoli del World Food Programme che comprendeva anche il capo delegazione UE. A bordo c’erano sette persone in tutto.

Fonti sostengono che la milizia responsabile appartenga a ribelli rwandesi che frequentemente superano il confine per rapire, rubare e uccidere. Ma per ora è ancora complesso identificare i responsabili in quanto sono davvero molti i gruppi armati che operano nella zona dei monti Virunga, fra Congo, Ruanda e Uganda.

Attanasio, originario della provincia di Varese, dopo la Laurea con lode all’Università Bocconi in Economia aziendale nel 2001, aveva intrapreso una carriera brillante che lo aveva portato a viaggiare molto e a conoscere le realtà politiche e sociali soprattutto dei Paesi con maggior instabilità politica. Marocco, Nigeria e Congo, sono solo alcuni dei Paesi presso i quali Attanasio aveva prestato servizio e sostegno. Dal 2017 era capo della missione Kinshasa in Congo che sostiene circa mille cittadini italiani attualmente residenti nel Paese del Centro Africa.

Il diplomatico italiano era anche uno dei più giovani ambasciatori italiani, ed era stato da poco insignito del Premio Internazionale Nassiriya 2020per il suo impegno volto alla salvaguardia della Pace tra i popoli” e “per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà”.

Lascia la moglie, Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria “Mama Sofia”, che opera in aree difficili in supporto di bambini e giovani madri, e tre figlie.

Il carabiniere pontino, specializzato in scorte e protezioni, non era sposato e non aveva figli, era originario di un paese della Ciociaria, Sonnino. Era in servizio presso l’Ambasciata italiana in Congo da cinque mesi e, subito, era entrato a far parte della scorta dell’ambasciatore.  Apparteneva al XIII Reggimento Carabinieri “Friuli Venezia Giulia” di stanza a Gorizia, che fa parte della Seconda Brigata mobile dell’Arma dei carabinieri, un nucleo scelto con capacità operative all’estero. Basti pensare che tra le vittime dell’attentato di Nassiriya ci furono carabinieri appartenenti alla stessa Brigata del carabiniere Vittorio Iacovacci.

Non si hanno ancora informazioni precise riguardo l’autista del convoglio ONU, la terza vittima dell’attentato.

Attanasio e Iacovacci, un ambasciatore e un carabiniere, il primo lombardo, il secondo del Lazio. Apparentemente così diversi per formazione e provenienza regionale, ma in fondo così uguali nella corsa a ricostruire un mondo che sempre più spesso si sfalda sotto ai nostri piedi.

Sapevano entrambi quali rischi si corrono nei territori in cui la giustizia sociale è compromessa o addirittura assente, e sapevano bene che le missioni di Pace nei territori in cui quest’ultima manca, si pagano molto spesso con la vita.

Lo sapeva bene Vittorio Iacovacci perché apparteneva alla Seconda Brigata mobile dell’Arma dei carabinieri come i tanti colleghi morti negli agguati in Afghanistan ad opera dei talebani. Ma è troppo preziosa la Pace per coloro che non si limitano solo a sognarlo un mondo migliore, ma lo vogliono realizzare a tutti i costi.  Anche a costo della propria vita.

E che la vita fosse sempre più vicina al pericolo lo sapeva bene anche l’ambasciatore Luca Attanasio, il quale recentemente aveva dichiarato: “È un lavoro pericoloso”. Ma questo pericolo non aveva certo impedito al diplomatico italiano di aiutare quell’Africa che tanto amava.  E in Africa si era spostato e aveva giurato amore eterno per la donna che insieme a lui voleva raccontare in modo diverso questo continente meraviglioso e complesso.

Come sostiene il giornalista omonimo Luca Attanasio, siamo fortemente convinti che la morte dell’ambasciatore sia una “grave perdita per la sua famiglia, per la Repubblica Democratica del Congo, per l’Africa tutta e per l’Italia”.

L’Italia oggi ha perso altri tre servitori della Patria che credevano fortemente nella Pace e nella Cooperazione Internazionale.

Per la Repubblica Italiana oggi è un giorno di lutto.

Il violento attentato, oltre ad aver addolorato il Paese e il mondo intero, riporta all’attenzione pubblica la questione delicatissima, sempre aperta e che riguarda tutti che è quella della sicurezza internazionale e delle relazioni tra gli Stati.

È doveroso partire proprio da queste tragedie per rimettere tutto nuovamente in discussione, per focalizzarsi ancora di più sugli scenari critici che minacciano la Pace e la stabilità politica e ricominciare a impostare, ora, le basi della vera cooperazione tra i popoli.

È la cosa più complessa che esista al mondo. Ma non abbiamo scelta.

Il CNDDU esprime la più sentita vicinanza alle famiglie delle vittime.

Prof.ssa Rosa Manco

CNDDU