La Polizia di Stato e Palermo piangono Giuseppe Sammarco, conosciuto affettuosamente dai colleghi con il soprannome di “Indio”, storico uomo della scorta del giudice Giovanni Falcone. È morto il 9 ottobre 2026, all’età di 67 anni, dopo una lunga malattia. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo tra gli appartenenti al Reparto Scorte di Palermo e in quanti hanno condiviso con lui anni difficili, segnati dal coraggio e dalla lotta alla mafia.
Sammarco faceva parte del gruppo Quarto Savona 15, il nucleo della Polizia di Stato impegnato nella protezione di Giovanni Falcone. Il 23 maggio 1992 riuscì a scampare alla strage di Capaci per una circostanza drammatica e fortuita: alcune settimane prima era rimasto infortunato in servizio e non si trovava quindi a bordo delle auto coinvolte nell’attentato in cui persero la vita il magistrato, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Una vicenda personale che si intreccia con una delle pagine più tragiche della storia italiana e che Sammarco ha continuato a ricordare per tutta la vita, trasformando il dolore e la memoria in un impegno concreto rivolto soprattutto alle nuove generazioni.

L’incontro con gli studenti e il valore della memoria: tra i momenti più significativi del suo impegno pubblico figura l’incontro organizzato il 3 maggio 2018 all’Istituto comprensivo “Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa” di Palermo, dal titolo “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”. (QUI l’articolo)
In quell’occasione, Giuseppe Sammarco incontrò gli alunni di una classe terza della scuola primaria insieme ad Antonello Marini e Raniero Recupero, anche loro protagonisti dell’esperienza delle scorte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. A moderare l’incontro fu chi scrive, il giornalista Carlo Guidotti, che ne raccolse le testimonianze e le emozioni proprio per Referencepost. Fu un momento di grande valore educativo, nel quale i bambini ebbero l’opportunità di ascoltare direttamente le storie di uomini che avevano vissuto in prima persona una stagione drammatica della storia del Paese. Attraverso i loro racconti, il sacrificio dei servitori dello Stato divenne una testimonianza concreta, capace di avvicinare i più giovani ai temi della legalità, del coraggio e della responsabilità civile.
Una vita al servizio dello Stato e della legalità: il percorso di Sammarco non si è esaurito nel servizio svolto accanto al giudice Falcone. Dopo le stragi del 1992, “Indio” ha continuato a impegnarsi per mantenere vivo il ricordo dei colleghi caduti e trasmettere alle nuove generazioni il significato della loro scelta. Incontri nelle scuole, iniziative pubbliche e momenti di testimonianza sono diventati strumenti per raccontare il valore della lotta alla mafia e l’importanza di non dimenticare chi ha sacrificato la propria vita per difendere lo Stato e la democrazia. La sua figura rappresentava un legame diretto con quella stagione di coraggio e dolore, ma anche con l’eredità morale lasciata da Falcone e Borsellino. Raccontare ciò che era accaduto significava, per lui, contribuire a costruire una coscienza civile più consapevole, soprattutto tra i giovani.
La notizia della sua morte ha suscitato cordoglio tra i colleghi della Polizia di Stato e quanti ne avevano conosciuto l’umanità, la dedizione e la disponibilità a condividere la propria esperienza. Con la scomparsa di Giuseppe Sammarco se ne va un uomo che ha attraversato una delle pagine più dolorose della storia italiana e che, negli anni successivi, ha scelto di trasformare la propria testimonianza in un impegno costante per la memoria.
I funerali si sono svolti a Palermo il 10 ottobre 2026, nella chiesa di Maria Santissima della Lettera, nel quartiere Acquasanta.
Resta il ricordo di “Indio”: un uomo delle istituzioni che, dopo aver servito lo Stato in uno dei periodi più difficili della lotta alla mafia, ha continuato a difenderne i valori attraverso le parole, gli incontri con gli studenti e la testimonianza. Perché la memoria non rimanga soltanto un ricordo del passato, ma diventi un esempio da trasmettere al futuro.
Carlo Guidotti per Referencepost




