Il 29 marzo 2019 il tribunale di Appello in Uruguay aveva autorizzato l’estradizione per l’Italia

E’ nato ad Africo, in provincia di Reggio Calabria, il 13 ottobre 1966. Il suo cognome indica un’appartenenza, quella alla famiglia Morabito, una delle più potenti ‘ndrine della Locride. Ha un soprannome, ‘u tamunga, derivato dal fatto che possiede un’auto particolare. Si tratta della F91, detta anche Munga, un veicolo fuoristrada prodotto nella ex-Germania Ovest dalla DKW, una società del gruppo Auto Union, dal 1956 al 1968. La sua carriera criminale inizia ai tempi dell’Università, in quella Messina in cui fu arrestato, assieme ad altri due studenti, Bruno Criaco e Annunziato Zavettieri, per minacce rivolte a un docente universitario. Le faide della ‘famiglia’ non si fermano e, nel 1989 viene assassinato ad Africo suo fratello Leo. Nello stesso anno, gli investigatori lo associano a Alberto Beneduce, detto A cocaina, camorrista narcotrafficante. Rocco Morabito decide di spostarsi al nord e, nel 1991, va a vivere a Milano, in via Bordighera, a due passi dal Naviglio Pavese. in quel periodo frequenta lo zio Domenico Mollica, anche lui affiliato alla ‘ndrangheta e già ai tempi ricercato. Il 15 luglio 1992 tenta il trasporto di 592 chili di cocaina dal Brasile verso l’Italia e nel 1993 organizzò un trasporto di 693 chili. Nel frattempo la sua villetta a Casarile, sottoposta a sequestro giudiziario, diventa una biblioteca comunale mentre ad Africo gli viene sequestrata un’altra villa in attesa di destinazione d’uso. Gli investigatori lo fotografano assieme allo zio Domenico Mollica mentre incontrano dei narcotrafficanti colombiani il 15 marzo 1994. Scatta l’operazione Fortaleza nella quale viene condannato a 30 anni di carcere per associazione di tipo mafioso e traffico di droga. Il 10 febbraio 1995 viene inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi d’Italia. Morabito scappa oltre oceano, in brasile, e dal 2001, prosegue la sua latitanza in Uruguay, tra Montevideo e Punta del Este dove vive con passaporto brasiliano sotto il falso nome di “Francisco Antonio Capeletto Souza”. Dopo 23 anni di latitanza, è stato catturato a Montevideo il 4 settembre 2017 in un’operazione eseguita dalla polizia uruguagia insieme agli esperti per la Sicurezza del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di Buenos Aires. Grazie alla banca dati dell’Interpol, in cui sono stati incrociati i dati del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e della polizia brasiliana, si è riscontrato che il soggetto era sotto un mandato d’arresto internazionale emesso dalla Procura di Reggio Calabria. Il 29 marzo 2019 il tribunale di appello in Uruguay autorizza l’estradizione per l’Italia.

Rocco Morabito evade il 24 giugno 2019 insieme ad altri tre detenuti, Leonardo Abel Sinopoli Azcoaga, Matias Sebastian Acosta Gonzalez e Bruno Ezequiel Diaz, dalla terrazza del carcere “Central” di Montevideo. I quattro detenuti sono fuggiti nelle prime ore della mattina attraverso un buco fatto nel tetto dell’edificio. Hanno sfruttato il passaggio per calarsi in una fattoria confinante, dove hanno rubato denaro alla proprietaria.
Morabito è ritenuto essere elemento di vertice della omonima articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante prevalentemente nell’arca jonica reggina e con ramificazioni in ambito nazionale ed internazionale, latitante di massima pericolosità – spiegano i carabinieri – inserito nel programma speciale di ricerca, irreperibile dall’ottobre 1994 poiché sottrattosi ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Morabito è destinatario, peraltro, anche di un ordine di carcerazione emesso il 13.08.2008 dalla Procura Generale della Repubblica di Reggio Calabria, poiché condannato alla pena della reclusione di 30 anni per i reati di associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di sostanze stupefacenti”.

Intanto, i segreti di Milano, continuano a rimanere tali. Nel 2017 un inchino ironico al boss della ‘ndrangheta, ma con dati reali inoppugnabili che certificano il primato milanese tra gli ‘sniffatori’ europei, invase la città.

I cartelli sono stati ‘rivendicati’ dall’esperto di comunicazione Klaus Davi e da un pubblicitario già autori, una quindicina di giorni prima dell’arresto, della campagna intitolata ‘Rocco, dove sei?’ che aveva rivestito i muri di Palermo con la foto di Morabito affiancata da quella di un suo possibile travestimento al femminile. “Sapevo che qualcosa stava per accadere, se ne parlava nei bar di Africo”, aveva commentato la cattura il semiveggente Davi. 

(Ro.G.)