Esecuzione di ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 28 persone scoperti grazie alle foto-trappole da loro stessi installate per controllare le piantagioni di droga in Aspromonte

Il 31 maggio scorso, nelle province di Reggio Calabria, Roma, Latina e a Eisenach (Germania), al termine di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore dott. Giovanni Bombardieri, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e i militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria”, con il contributo dei colleghi del BundesKriminalAmt (BKA), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Reggio Calabria – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, nei confronti di:

  • Bruno CARA, nato a Bovalino (RC) il 4.1.1961, residente a San Luca;
  • Giuseppe CARA, nato a Bovalino in data 27.4.1963, residente a San Luca;
  • Michele CARABETTA, nato a Locri (RC) l’1.4.1978, residente a Casignana;
  • Michele CARABETTA, nato a Locri il 20.2.1992, residente a Casignana (rintracciato in Germania);
  • Alfredo CELAMI nato a in Germania l’8.5.1970, residente a Latina;
  • Daniele D’AMBROSI, nato a Roma l’8.6.1982, ivi residente;
  • Giovanni DE MARTE, nato a Palmi (RC) il 22.11.1990, residente a Diano Marina (IM);
  • Alberto MASCI, nato a Roma il 18.12.1990, ivi residente;
  • Saverio MEDIATI, nato a Benestare (RC) il 24.9.1965, residente a Bovalino;
  • Marco PIZZATA, nato a Locri il 30.1.1992, residente a San Luca;
  • Alessandro ROMAGNOLI, nato a Roma il 10.1.1980, ivi residente;
  • Massimiliano TARTAGLIA, nato a Latina il 2.11.1983, ivi residente;
  • Gianluca Antonio VITALE, nato a Locri il 3.6.1978, residente a Siderno (RC);
  • Angelo ARDUINI, nato a Roma il 21.2.1983, ivi residente;
  • Marco Domenico ARTUSO, nato a Seminara (RC) il 7.10.1966, ivi residente;
  • Federico Maria BENEDETTI, nato a Roma il 18.7.1994, ivi residente;
  • Andrea CARA, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 3.7.1994, residente a San Luca;
  • Francesco CARA, nato a Melito di Porto Salvo, il 3.8.1990, residente a San Luca;
  • Gabriele Antonio CARA, nato a Melito di Porto Salvo il 4.6.1996, residente a San Luca;
  • Paolo CARA, nato a Melito di Porto Salvo il 25.5.1989, residente a San Luca;
  • Adamo FIASCO, nato a Latina il 16.8.1973, residente a Sermoneta (LT);
  • Dante MASSIMINO, nato a Siderno il 9.2.1967, ivi residente;
  • Antonino MEDIATI, nato a Melito di Porto Salvo l’11.7.1996, residente a Bovalino;
  • Antonio MEDIATI, nato a Melito di Porto Salvo il 29.11.1991, residente a Bovalino;
  • Arianna RAMICCIA, nata a Latina il 16.8.1992, ivi residente;
  • Khalil SMAALI, detto Claudio, nato in Marocco il 23.2.1990, residente a Roma;
  • Daniele VOTTARI, nato a Magenta (MI) il 30.11.1984, residente a Marcallo Con Casone (MI);
  • Francesco MAMMOLITI, nato a Locri (RC) il 6.11.1992, residente a San Luca (RC).

sottoposti alle misure della custodia in carcere (da n. 1 a 13), agli arresti domiciliari (dal n. 14 al 27) e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria (il n. 28), tutti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata alla produzione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, ricettazione, detenzione e porto illegale di arma da sparo. L’esecuzione dei provvedimenti cautelari costituisce l’epilogo di un’articolata attività investigativa, condotta dalla Compagnia Carabinieri di Bianco con il supporto operativo dello Squadrone Eliportato “Cacciatori”, sotto il coordinamento del Proc. Agg. dott. Lombardo e del Sost. Proc. dott. Tedesco della Direzione Distrettuale Antimafia reggina, che ha permesso di comprovare l’esistenza e l’operatività di un sodalizio criminale composto da almeno 14 degli odierni arrestati – molti dei quali originari di San Luca e legati da vincoli di parentela –  dedito principalmente alla gestione di una filiera produttiva di marijuana, al trasferimento e alla sua commercializzazione nelle piazze di spaccio romane e pontine.

Avviata nel 2016, l’attività “Selfie” – così denominata poiché l’identificazione degli indagati è stata possibile, in origine, attraverso l’analisi delle immagini catturate dalle foto-trappole da loro stessi collocate a presidio delle piantagioni – ha consentito di rinvenire, nel corso del tempo, numerose coltivazioni di cannabis sativa. Nel dettaglio due in Casignana (RC), località Marino, risalente al 21 settembre 2016; due in Bovalino (RC), località Bosco Sant’Ippolito, risalente al 18 maggio 2017; due in Siderno (RC), località Garino/Pezzillini, risalente al 2 giugno 2017; una in Bovalino, località Serro Mortilli, risalente al 30 giugno 2017 e infine una in Casignana (RC), nei pressi dell’argine del torrente Bonamico, risalente al 18 luglio 2017. L’analisi delle foto-trappole rinvenute nel settembre 2016 all’interno delle prime due piazzole recintate scoperte a Casignana, effettuata anche con il supporto dei carabinieri specializzati del Ra.C.I.S. di Roma, ha permesso di estrapolare – seppur già cancellate dai supporti di registrazione – numerose immagini ritraenti gli indagati intenti a curare la realizzazione e la conduzione delle due piantagioni. La progressione investigativa ha permesso di identificare dapprima i complici dei coltivatori, delineando i contorni dell’associazione criminale e definendo i ruoli dei singoli all’interno del sodalizio, poi i destinatari dello stupefacente coltivato. Gli indagati individuavano, rasavano e spietravano le piazzole di rilevanti dimensioni, impiantavano quindi i piccoli steli di circa 10 cm, realizzavano gli impianti professionali per l’irrigazione automatica, curavano la raccolta delle infiorescenze e la successiva essiccazione, fino al trasferimento, preferibilmente in auto con doppi fondi, nelle aree di destinazione e alla cessione. La progressione investigativa assicurata dai carabinieri – oltre a permettere il rinvenimento e sequestro di svariate piantagioni individuandone i responsabili – ha consentito di delineare i contorni di una stabile rete di spaccio che, affondando le sue radici nella locride, ha interessato altre regioni d’Italia ed in particolare il Lazio, punto fondamentale di smercio dello stupefacente coltivato in Calabria.

Dalle indagini è emersa la figura del principale promotore delle attività illecite, CARABETTA Michele, classe 1978, elemento di elevata caratura criminale, già condannato in via definitiva ad 8 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso (pena scontata), quale elemento di spicco della cosca “PELLE-VOTTARI” di San Luca con il compito di introdurre nel territorio italiano armi da guerra, armi clandestine e munizioni. In particolare, le acquisizioni dell’operazione “FEHIDA” avevano dato ampiamente conto dell’agire del CARABETTA per adempiere ai desiderata di Antonio PELLE cl. ’62, alias “La Mamma”. Nell’associazione finalizzata al narcotraffico CARABETTA Michele cl. ‘78, pur sottoposto per tutta la durata delle indagini alla sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno nel comune di Roma, ha avuto un ruolo direzionale e di cerniera tra la filiera produttiva e di stoccaggio dello stupefacente in territorio calabrese e quella che si occupava del suo trasferimento ad una platea estesa di acquirenti all’ingrosso in territorio laziale, attraverso due articolazioni dell’organizzazione, una stanziata nella capitale, assicurata dal D’AMBROSI Daniele e da ROMAGNOLI Alessandro, l’altra sulla piazza di Latina, assicurata da CELANI Alfredo, RAMICCIA Arianna e TARTAGLIA Massimiliano. Nel perseguimento dei suoi fini, CARABETTA Michele ha potuto contare sulla stretta collaborazione dei cugini CARABETTA Michele e PIZZATA Marco, i quali – oltre ad essersi dedicati materialmente alla coltivazione di marijuana – hanno svolto il ruolo di intermediari dal luogo individuato per la produzione al territorio laziale, preparando e stoccando lo stupefacente in Calabria nei luoghi di deposito e negoziando direttamente con i corrieri. In relazione al trasferimento della sostanza stupefacente verso le destinazioni fuori dalla Calabria, i carabinieri hanno effettuato numerosi riscontri, sebbene gli indagati utilizzassero abitualmente un linguaggio elusivo e dal contenuto criptico, spesso riferendosi allo stupefacente con le espressioni “cavalli”, “magliette”, “cd” o anche con riferimenti a diversi e noti modelli di autovetture e scooter quali “panda” “golf” o “t-max”. Per eludere i controlli, in una circostanza, una donna in avanzato stato di gravidanza ha preso parte, insieme ad altri tre complici, al trasferimento a Roma di oltre 6 kg di marijuana provenienti dalle piantagioni della locride. Complessivamente, dalle indagini è stato possibile localizzare 8 piazzole adibite alla coltivazione di marijuana, sequestrando contestualmente circa 11,000 piante, dal valore economico di svariati milioni di euro; trarre in arresto sul territorio nazionale (Roma, Latina, Savona, Bologna), nella flagranza 10 indagati, sequestrando contestualmente 30,2 Kg di sostanza stupefacente del tipo marijuana, a riscontro dell’attività di monitoraggio tecnico sugli indagati e inoltre sequestrare 6 fucili da caccia di vario calibro e marca, privi di matricola o con matricola abrasa, 3 dei quali oggetto di furto.

Fonte: strettoweb.com