Il mito di Demetra e il significato profondo dei Misteri Eleusini sono tornati in scena sabato 12 settembre nell’Aula Multimediale “Ercole Agatino Longo” di Montallegro con il dramma greco “Demetra”, organizzato dal Circolo Culturale “Giovanni Meli” Montallegro APS in sinergia con la compagnia teatrale “Noesis”, per riscoprire attraverso il teatro le radici della cultura greca e il valore di un patrimonio capace di parlare al presente.
La rappresentazione, curata dalla compagnia “Noesis” con la regia di Franco Ventura e Irina Zobacheva, è stata introdotta dall’attore e poeta Giuseppe Iatì, presidente del Circolo. Dopo i saluti istituzionali del sindaco di Montallegro, Giovanni Cirillo, Iatì ha lasciato il ruolo di presentatore per salire sul palco nei panni del giovane Trittolemo.
Sulla scena ha preso vita una delle figure più intense dell’universo mitologico greco. Demetra, dea della terra e della fecondità, porta con sé una storia di perdita e ricerca, dolore e attesa, morte e rinascita. Un intreccio simbolico che rimanda ai Misteri Eleusini, gli antichi riti legati al culto di Demetra e Persefone, nei quali il ciclo della natura si intrecciava agli interrogativi sul destino dell’uomo e dell’anima.
Il mito supera così la distanza dei secoli. Non rimane confinato all’antichità, ma diventa una forma di memoria capace di custodire e trasmettere domande universali. Nel dolore di Demetra per la perdita della figlia, nella terra che smette di dare frutti e nell’attesa del ritorno si riflette il ritmo stesso dell’esistenza: ciò che si perde, ciò che resiste e ciò che può tornare a germogliare.
In Sicilia questo racconto assume un significato ancora più profondo. L’isola conserva le tracce della civiltà greca nei luoghi, nell’arte, nei miti e in un patrimonio culturale che continua a essere parte della sua identità. La tradizione legata al Lago di Pergusa, nel territorio ennese, ha consegnato nei secoli il mito di Demetra e Persefone all’immaginario siciliano, legando il dolore della madre e il ritorno della figlia all’alternarsi delle stagioni.
La terra diventa parte del racconto: si inaridisce nell’assenza e rifiorisce nel ritorno. Nel passaggio dall’oscurità alla luce, il mito rivela una delle sue immagini più potenti e trasforma la rinascita della natura in metafora dell’esperienza umana.
La rappresentazione proposta a Montallegro ha guardato alle origini greche della narrazione, riportando al centro la dimensione spirituale e sacrale dei Misteri Eleusini. Costumi ispirati al mondo antico, simboli e variazioni di luce hanno accompagnato il pubblico in un’atmosfera sospesa tra teatro e rito, facendo della scena un luogo d’incontro tra passato e presente.
Portare oggi Demetra sul palcoscenico significa riannodare il filo con radici che non appartengono soltanto alla storia, ma alla memoria culturale di un territorio. Il teatro restituisce voce a ciò che arriva da lontano e riconsegna al presente la bellezza di un patrimonio che il tempo non ha cancellato.
Dopo le rappresentazioni già tenute in diverse località dell’Agrigentino, “Demetra” proseguirà il proprio cammino a Siracusa, per poi raggiungere il territorio ennese. Un itinerario che attraversa la Sicilia seguendo idealmente le tracce lasciate dalla civiltà greca e riportando il mito nei luoghi in cui storia, paesaggio e memoria continuano a dialogare.
A distanza di millenni, Demetra torna così a parlare attraverso la stessa terra che ne ha custodito il mito. È questa la forza della cultura: attraversare il tempo senza recidere le radici, consegnando al presente ciò che il passato ha affidato alla memoria.
Finché un mito continuerà a essere raccontato, non apparterrà mai soltanto al passato.
Denise Catalano per Referencepost
Foto di Rosetta Guadagnano









