A pochi passi dai Quattro Canti, nel cuore del centro storico di Palermo, l’ex Collegio dei Crociferi torna a vivere con una nuova vocazione. Negli spazi monumentali di via Maqueda 206, Farm Cultural Park ha dato vita al Museo delle Città del Mondo, un luogo dedicato alle trasformazioni urbane, all’arte, alla ricerca e alla formazione, nato dall’esperienza di Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo curata da Farm Foundation.

Un antico portone lungo una delle strade più attraversate di Palermo introduce in uno spazio in cui le tracce del passato convivono con i linguaggi del presente. Pareti segnate dal tempo, iscrizioni, testimonianze dell’antico Collegio e antiche campane custodiscono la memoria dell’edificio; opere e interventi contemporanei ne attraversano gli ambienti. È nell’incontro tra ciò che resta e ciò che cambia che prende forma il significato della rigenerazione. L’edificio seicentesco, rimasto in disuso per circa un decennio, ha ritrovato una funzione pubblica e culturale attraverso il progetto affidato a Farm Foundation dall’Agenzia del Demanio.

Ogni città custodisce le tracce di chi la abita e di chi l’ha attraversata. Storie e immagini mettono in relazione realtà lontane, facendo emergere identità, trasformazioni e contraddizioni. Il percorso porta così lo sguardo oltre l’architettura e lo spazio urbano, verso le persone e le relazioni che danno forma e significato ai luoghi.

Il museo rappresenta l’evoluzione permanente di Countless Cities, progetto con cui Farm ha costruito negli anni un osservatorio sulle città del mondo. Non soltanto uno spazio espositivo, ma un laboratorio aperto alla conoscenza e alla partecipazione: accanto alle mostre trovano posto una biblioteca tematica dedicata alle città, spazi di ricerca per studiosi e studenti, la Scuola di Architettura per Bambini e Plurals, spazio laboratoriale rivolto agli adolescenti.

Non emerge una rappresentazione unica della città, ma una pluralità di sguardi e soprattutto di domande. Come si lavora oggi nel mondo? Come può la creatività plasmare città migliori? Che cosa rende una città realmente vivibile? Interrogativi che attraversano realtà geograficamente lontane e riportano l’attenzione su temi universali come pace, libertà e diritti. La città diventa così spazio fisico e, insieme, luogo di relazioni, opportunità, conflitti e appartenenza.

Al centro del progetto c’è la visione di Andrea Bartoli e Florinda Saieva, fondatori di Farm Cultural Park, l’esperienza nata nel 2010 a Favara e cresciuta attorno all’idea che la cultura possa diventare uno strumento concreto di trasformazione dei luoghi. Dopo avere contribuito a ridefinire una parte del centro storico favarese attraverso arte contemporanea, architettura e innovazione sociale, il progetto ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a raggiungere Palermo.

Nel capoluogo siciliano la sfida assume una forma diversa. Il Museo delle Città del Mondo si inserisce nel cuore di una città vissuta ogni giorno da residenti, visitatori, attività economiche e nuovi flussi turistici, interrogandosi sul significato dell’abitare contemporaneo e sul rapporto tra chi vive una città e chi la attraversa.

Lo sguardo sulle metropoli globali finisce così per ricondurre alla realtà che si trova appena fuori dal portone, chiamando in causa il ruolo delle persone nelle trasformazioni urbane e quello della cultura, dell’educazione e della partecipazione nella costruzione del futuro di una comunità. Le risposte non vengono consegnate al visitatore: sono le storie e gli spazi ad aprire nuove prospettive.

Un’occasione per conoscere da vicino il Museo delle Città del Mondo sarà la visita speciale in programma domenica 27 settembre alle 11, promossa nell’ambito delle attività dell’Associazione Amici delle Vie dei Tesori. Ad accompagnare il pubblico saranno Andrea Bartoli e Florinda Saieva, fondatori di Farm Cultural Park, che racconteranno il progetto e la visione da cui nasce questo spazio culturale nel cuore di Palermo.

Tra le mura di un edificio nato secoli fa prende forma un museo rivolto al domani. Memoria e innovazione si incontrano nello stesso spazio: la prima custodisce ciò che un luogo è stato, la seconda apre nuove possibilità su ciò che può diventare.

Farm Cultural Park affida così alla cultura una sfida che riguarda ogni città: trasformare i luoghi senza cancellarne l’anima.

Denise Catalano per Referencepost (Articolo e foto)