“Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute… Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.”

Con queste parole si conclude La coscienza di Zeno di Italo Svevo, parole scolpite, lapidarie, apocalittiche. Quando Svevo scrive il suo capolavoro siamo nel 1919, la Prima guerra mondiale è appena finita, l’Italia è devastata e in piena crisi economica, il fascismo ormai è alle porte. Si tratta di un’ “opera aperta”, primo romanzo sperimentale del Novecento italiano, e in quanto  “aperta” si offre a interpretazioni plurime da parte del lettore. A partire dal titolo, per cui “coscienza” non riguarda solo l’aspetto psichico del protagonista Zeno, ma anche una rinnovata coscienza morale, una consapevolezza raggiunta. Zeno, alla fine del romanzo, riflette sulla condizione dell’uomo in una prospettiva negativa: l’uomo è “malato”, la vita è inquinata alle radici, la civiltà che da un lato produce benessere e progresso, dall’altro inevitabilmente porterà l’umanità alla sua distruzione.

E’ sorprendente quanto sia attuale per noi oggi leggere “La coscienza di Zeno”, ancor più in questo periodo di guerre, violenza, distruzione, in cui i potenti della terra sembrano quasi giocare a fare la guerra, una gara a chi gioca meglio. Svevo, nelle sue pagine profetiche, ci parla della mancata evoluzione dell’uomo, evoluzione che appartiene solo al mondo degli animali. Mentre l’uomo, nel corso della storia, è diventato sempre più debole e invece di ricercare la salute inventa ordigni micidiali  potentissimi. Per Svevo non esiste alcuna possibilità di salvezza da parte dell’uomo, se non una progressiva corsa inevitabile verso la distruzione, una sorta di apocalisse provocata dalla follia di un uomo “più ammalato degli altri”.

C’è una corrispondenza perfetta, a mio parere, tra quanto scrive l’autore della “Coscienza di Zeno” e quello che sta succedendo oggi nel mondo. Ucraina e Russia, Israele e Palestina, Iran e Stati Uniti: guerra chiama guerra costantemente; la violenza evoca altra violenza, l’umanità è in preda a questo loop incessante di follia. Ed è soprattutto la follia a caratterizzare questo nostro tempo, che sembra non avere pace. E’ la stessa follia dell’uomo malato e “miope”, l’occhialuto uomo pronto a far esplodere il più potente degli ordigni, di cui ci parla Zeno alla fine del romanzo.

Sarà davvero questo il destino dell’umanità “profetizzato” da Zeno?

Giulia Battello

V E – Liceo Linguistico Statale “Ninni Cassarà” – Palermo