Alla Libera Repubblica di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio, studiosi, artisti e rappresentanti del mondo culturale si sono confrontati sull’eredità artistica e umana del Premio Nobel e di Franca Rame. L’iniziativa rientra nel programma di celebrazioni per il centenario di Dario Fo.
Tre giornate di incontri, riflessioni e approfondimenti per riscoprire l’immenso patrimonio culturale, artistico e civile lasciato da Dario Fo e Franca Rame, due protagonisti indiscussi della storia del teatro italiano e internazionale. Dal 16 al 18 ottobre, la suggestiva cornice della Libera Repubblica di Alcatraz, a Santa Cristina di Gubbio, ha ospitato il convegno “Quel che rimane”, un importante appuntamento dedicato alla memoria, all’attualità e alla trasmissione dell’eredità culturale del Premio Nobel per la Letteratura. L’iniziativa è stata organizzata dalla Fondazione Fo Rame, dal Teatro Universitario Aenigma, dalla Rivista Europea “Catarsi-Teatri delle Diversità” e dall’International University Theatre Association (IUTA-AITU), con il contributo di un autorevole comitato scientifico composto da Alessio Arena, Stefano Bertea, Mattea Fo, Giovanna Giubbini e Vito Minoia.
Sostenuta dalla Regione Umbria nell’ambito delle iniziative per il Centenario di Dario Fo, la sessione umbra ha rappresentato un’importante occasione di confronto sul valore della memoria teatrale e sulla necessità di preservare, studiare e trasmettere alle nuove generazioni un patrimonio artistico che continua a parlare al presente. Al centro del dibattito, il ruolo degli archivi come luoghi non soltanto di conservazione, ma anche di ricerca, partecipazione e memoria attiva. Particolare attenzione è stata dedicata alla digitalizzazione dei patrimoni teatrali, alla traduzione del teatro politico e sociale e al dialogo tra teatro, università, realtà carcerarie e nuove forme di attivismo giovanile.
Un percorso culturale che attraversa quattro città italiane: il convegno di Santa Cristina di Gubbio si inserisce in un più ampio progetto culturale che coinvolge Milano, Perugia, Roma e Pisa, attraverso una serie di appuntamenti destinati a concludersi nel mese di novembre. Promosso dalla Fondazione Fo Rame e dal Comitato Nazionale per il Centenario di Fo, in collaborazione con università e istituzioni culturali, il progetto riunisce docenti, ricercatori italiani e internazionali, artisti, traduttori e testimoni diretti che hanno condiviso esperienze professionali e artistiche con il grande drammaturgo.
L’obiettivo è restituire tutta la complessità di una figura che ha segnato profondamente la cultura italiana del Novecento, rivoluzionando il linguaggio teatrale e trasformando il palcoscenico in uno straordinario strumento di denuncia sociale, libertà espressiva e partecipazione civile. Attraverso conferenze, incontri pubblici, spettacoli, proiezioni e presentazioni editoriali, il percorso approfondisce le molteplici dimensioni dell’opera di Fo e del suo indissolubile sodalizio artistico e umano con Franca Rame.
Dalla comicità alla denuncia sociale: un’eredità ancora viva: le diverse sessioni del convegno affrontano aspetti fondamentali della produzione artistica dei due protagonisti: il rapporto con Milano, città determinante per la loro formazione e affermazione teatrale; il valore degli archivi e della memoria; la dimensione internazionale delle loro opere; il confronto con artisti e compagnie teatrali di diversi Paesi. Ampio spazio viene riservato anche alla pedagogia teatrale, alla formazione dell’attore, alla trasmissione orale e performativa dei saperi, alla scrittura drammaturgica e al ruolo della comicità come potente strumento di critica sociale.
Un viaggio attraverso linguaggi, esperienze e testimonianze che permette di rileggere il teatro di Dario Fo e Franca Rame non soltanto come una delle espressioni più significative della cultura contemporanea, ma anche come un patrimonio di idee e valori capace di interrogare la società di oggi. Il teatro, nella loro visione, non è mai stato semplice intrattenimento, ma uno spazio di libertà, provocazione e confronto, capace di dare voce alle contraddizioni del proprio tempo e di stimolare una coscienza critica collettiva.
La memoria come ponte tra passato e futuro: il significato più profondo di “Quel che rimane” risiede proprio nella volontà di trasformare il ricordo in un’occasione di conoscenza e rinnovamento culturale. A distanza di anni dalle grandi stagioni artistiche che hanno visto protagonisti Fo e Rame, la loro eredità continua infatti a rappresentare un punto di riferimento per il teatro, per il mondo accademico e per quanti riconoscono nell’arte uno strumento di crescita civile e sociale.
L’appuntamento umbro ha così contribuito a mantenere vivo il dialogo tra generazioni, riaffermando l’importanza della cultura come luogo di incontro, riflessione e partecipazione. Perché ciò che rimane di Dario Fo e Franca Rame non è soltanto un immenso repertorio di opere, spettacoli e testimonianze, ma soprattutto un modo di intendere il teatro come espressione di libertà, impegno e responsabilità verso la società.
Il programma completo degli appuntamenti e gli aggiornamenti sulle prossime sessioni sono disponibili sul sito ufficiale della Fondazione Fo Rame.
Carlo Guidotti per Referencepost



