L’undici maggio 2026, le arcate del Teatro Politeama di Palermo hanno abbracciato qualcosa di più di uno spettacolo: hanno accolto l’idea stessa che legalità e gioia possano camminare insieme, mano nella mano, sotto i riflettori della vita civile. La quarta edizione del Festival della Legalità e della Gioia — promossa dal Parlamento della Legalità Internazionale nel suo venticinquesimo anniversario di cammino culturale — ha scelto come titolo un’esclamazione che è già un programma: «E Festa Sia!». E lo è stata davvero, grazie anche alla straordinaria alchimia tra i due conduttori della giornata, Angelo Palermo e Daniela Passafiume. Due biografie diverse, due percorsi lontani nel solco ma vicinissimi nell’essenza, entrambi portatori di un messaggio che va ben oltre l’intrattenimento.

Angelo Palermo è il tipo di presentatore che non ha bisogno di costruirsi un personaggio, perché il personaggio è già lui — genuino, inalterabile, caldo. Cresciuto nella tradizione culturale siciliana e acclamato trasversalmente da ogni generazione, ha portato il suo nome attraverso eventi di spessore in molte regioni d’Italia senza mai perdere il filo di quella semplicità disarmante che lo rende immediatamente riconoscibile. È docente di lettere, e si vede: sul palco come in aula, il suo istinto profondo è quello di trasmettere, di condividere, di illuminare. Non c’è vanità mascherata da carisma nel suo stile, nessuna presunzione nascosta dietro un sorriso. C’è invece la naturalezza autentica di chi non ha paura di mostrarsi per quello che è — il ragazzo della porta accanto che ha studiato, che si è impegnato, che ha scelto di mettere il proprio talento al servizio di cause che contano.

Il 2023 ha segnato per lui un riconoscimento pubblico di quella bellezza interiore: l’elezione a Mister Italia Talento, un titolo che non celebra soltanto l’estetica ma la completezza di una persona. Poi è arrivata, ancora più recentemente, la Laurea Honoris causa in cooperazione internazionale per lo sviluppo e la pace, sigillo accademico di ciò che chi lo conosce ha sempre saputo: Angelo Palermo è un uomo che costruisce ponti. Al Politeama ha raccolto e restituito al pubblico un’energia che lui stesso ha descritto con parole di gratitudine più che di orgoglio: «È stato un nuovo traguardo poter presentare un festival così importante in uno dei teatri più maestosi al mondo. Ho colto un’energia straordinaria e ringrazio il Parlamento della legalità internazionale per avermi scelto, consapevole ogni giorno di più del lavoro da esso svolto per poter educare e indirizzare soprattutto le nuove generazioni a una cultura fatta di rispetto.»

Daniela Passafiume è quella figura rara che ha scelto di vivere una vita doppiamente piena, senza rinunciare né al dovere né al sogno. Quando nel 1986 la Polizia di Stato aprì le proprie file operative alle donne, lei colse quel momento storico con la lucidità di chi sa già cosa vuole: aveva sognato fin da bambina di diventare una vera poliziotta, e tale divenne, con una completezza che pochi riescono a raggiungere. La sua carriera si dispiega come un romanzo ricco di capitoli: le evoluzioni mozzafiato in sella a una Moto Guzzi T5 850 con la squadra acrobatica della Polizia di Stato; gli anni nei commissariati della Questura di Palermo; la responsabilità delle volanti in strada e della Sala Operativa, che ha diretto per anni con rigore e umanità; il passaggio all’ufficio stampa e relazioni esterne; fino agli ultimi sei anni da funzionario al commissariato di Brancaccio, il quartiere che porta incise nella pietra le cicatrici più profonde della storia palermitana.

[17:26, 13/05/2026] Mannino Nicolò: Parallelamente a tutto questo, Daniela non ha mai smesso di inseguire le sue aspirazioni artistiche: lo studio del canto, la recitazione in una compagnia teatrale, la conduzione di eventi. Ha portato nelle scuole di ogni ordine e grado le parole scomode e necessarie — bullismo, cyberbullismo, violenza di genere — con la forza di chi quelle realtà le ha toccate con mano per quasi trent’anni di servizio. Dal gennaio 2025 è in quiescenza, ma è evidente che per lei il riposo sia soltanto un cambio di uniforme: la stessa passione civile che animava la poliziotta è quella che ha acceso il palco del Politeama, in una presenza scenica capace di unire autorevolezza e calore, disciplina e sorriso.

A esprimere il senso profondo di questa scelta è stato Nicolò Mannino, Presidente del Parlamento della Legalità Internazionale E.T.S.: «Angelo e Daniela hanno incarnato perfettamente lo spirito di questa edizione: la legalità non come obbligo, ma come gioia condivisa. Il loro talento, la loro storia, la loro autenticità hanno trasformato un palco in un luogo di incontro vero tra le generazioni. A nome di tutto il Parlamento della Legalità Internazionale, rivolgo loro un ringraziamento sentito e profondo: hanno onorato questo festival e questo teatro con una classe rara, dimostrando che chi sceglie il bene lo fa sempre con eleganza.»

La quarta edizione del Festival della Legalità e della Gioia lascia dunque un’eredità preziosa: la certezza che le voci giuste, nel posto giusto, siano capaci di seminare qualcosa che dura molto più di una mattinata. Angelo Palermo e Daniela Passafiume, ciascuno con il proprio percorso, hanno dimostrato che il rispetto delle regole e la passione per la vita non si escludono affatto — anzi, si moltiplicano a vicenda.

E il Teatro Politeama, con la sua storia centenaria, ha accolto tutto questo con la maestosità silenziosa che appartiene soltanto ai luoghi che sanno aspettare le storie belle.

Leonardo Lamberto Scaglione