Un nuovo allestimento internazionale del celebre balletto porta in scena la Spagna immaginata da Cervantes, tra tecnica, colori e visione coreografica.
A distanza di secoli dalla sua creazione, la figura di Don Quichotte continua a imporsi come fonte inesauribile di suggestioni, un archetipo capace di attraversare il tempo e di ispirare artisti, coreografi e registi. Il cavaliere di Miguel de Cervantes, sospeso tra la nobiltà del sogno e la durezza della realtà, abita ancora oggi l’immaginario collettivo come simbolo di libertà creativa e di resistenza alla grettezza.
In questo solco di vitalità, la Fondazione Teatro Massimo di Palermo ha presentato, il 29 marzo, il debutto del nuovo allestimento del balletto Don Quichotte, in programma fino al 4 aprile. Una coproduzione internazionale con l’Opéra National de Bordeaux, dove lo spettacolo approderà dal 30 giugno al 10 luglio, a conferma della vocazione europea della Fondazione.
A firmare la coreografia è José Martínez, attuale direttore del Ballet de l’Opéra di Parigi, che propone una rilettura fedele ma dinamica del classico di Marius Petipa, sulle musiche di Aloisius Ludwig Minkus. Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo torna Mojca Lavrenčič, mentre assistente alla coreografia è Anael Martin.
È in scena che l’opera rivela tutta la sua forza: un tuffo in una Spagna viva, fatta di nacchere, salti impossibili e quella follia generosa, di passione e di amore, che solo i grandi sogni sanno regalare. Tra colori accesi e costumi ricchi, i corpi volteggiano con leggerezza, intrecciando tecnica e passione in una danza che si fa racconto, energia pura, cultura in movimento. Ogni gesto diventa espressione, ogni salto un frammento di libertà, in un equilibrio perfetto tra rigore e immaginazione.
Tutto prende forma tra mulini a vento e ideali ostinati, nella visione di un cavaliere che continua a vedere castelli dove altri scorgono solo polvere. È proprio in questa tensione tra realtà e sogno che si rinnova il fascino eterno di Don Quichotte, capace ancora oggi di parlare al presente.
Un classico che dimostra come l’arte sappia rinnovarsi restando fedele alla sua essenza più profonda.
Denise Catalano per Referencepost (Articolo e foto)








