Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il dibattito pubblico che nelle ultime settimane ha coinvolto il docente e divulgatore scientifico Vincenzo Schettini, a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa sul rapporto tra la sua attività didattica e la produzione di contenuti digitali destinati al web, debba essere affrontato con uno sguardo più ampio e responsabile rispetto alla semplice dimensione polemica che spesso caratterizza la discussione mediatica.
Questa vicenda non può essere letta esclusivamente come una contrapposizione tra difesa della libertà d’insegnamento e critica ai metodi utilizzati da un singolo docente. Essa, piuttosto, rappresenta il segnale di una trasformazione più profonda che riguarda il modo in cui la scuola si colloca all’interno di un ecosistema comunicativo radicalmente mutato, nel quale la conoscenza, la divulgazione culturale e la formazione dei giovani si intrecciano sempre più frequentemente con le dinamiche della rete e con i linguaggi propri delle piattaforme digitali.
Negli ultimi anni il mondo dell’istruzione ha dovuto confrontarsi con una generazione di studenti cresciuta in ambienti informativi dominati dalla velocità, dall’immediatezza e dalla continua esposizione a contenuti audiovisivi. In questo contesto numerosi docenti hanno scelto di sperimentare nuove modalità di comunicazione della cultura e della scienza, cercando di intercettare l’attenzione degli studenti attraverso strumenti e linguaggi più vicini alla loro esperienza quotidiana. Tale tensione verso l’innovazione non deve essere interpretata come una deviazione rispetto alla tradizione educativa, ma come il tentativo di mantenere viva la funzione culturale della scuola in una società profondamente trasformata.
Allo stesso tempo, proprio perché la scuola non è uno spazio comunicativo neutro ma un’istituzione fondata su principi educativi, giuridici e democratici, ogni sperimentazione didattica deve essere accompagnata da una particolare attenzione alla dimensione etica della relazione educativa. Il rapporto tra docente e studente si basa su un equilibrio delicato, nel quale l’autorevolezza dell’insegnante e la libertà di apprendimento degli studenti devono convivere senza che si creino ambiguità o possibili percezioni di pressione, anche indiretta, nelle modalità di partecipazione alle attività formative.
La discussione generata dalle dichiarazioni del professor Schettini, relative alla partecipazione degli studenti alle sue attività online e alla possibilità di riconoscimenti valutativi collegati alla fruizione di tali contenuti, dimostra quanto sia sottile il confine tra innovazione didattica e possibili fraintendimenti sul piano educativo. Anche quando non emergono profili di irregolarità disciplinare o giuridica, come evidenziato da alcuni esperti di normativa scolastica, resta comunque centrale una riflessione sul significato pedagogico delle pratiche adottate e sul modo in cui esse vengono percepite all’interno della comunità scolastica.
Il tema che emerge da questa vicenda, infatti, non riguarda soltanto il caso specifico, ma un fenomeno più ampio che sta progressivamente trasformando la figura del docente. Sempre più insegnanti, infatti, assumono anche il ruolo di divulgatori pubblici, autori di contenuti digitali, protagonisti di iniziative editoriali o mediatiche che contribuiscono a diffondere la cultura al di fuori dei confini tradizionali della scuola. Si tratta di un’evoluzione che può rappresentare un’importante opportunità per rafforzare il valore sociale della conoscenza e per restituire centralità alla figura dell’insegnante nel dibattito culturale del Paese.
Tuttavia questa crescente visibilità pubblica comporta anche nuove responsabilità. Quando la dimensione mediatica si intreccia con l’attività didattica, diventa fondamentale preservare la neutralità dello spazio educativo e garantire che gli studenti non vengano mai coinvolti, neppure indirettamente, in dinamiche tipiche dell’ecosistema digitale, come la ricerca di interazioni, visibilità o consenso pubblico.
Per questa ragione il CNDDU ritiene che la discussione emersa in questi giorni debba trasformarsi in un’opportunità per avviare una riflessione nazionale più ampia sul rapporto tra scuola e comunicazione digitale. Non si tratta di limitare la libertà d’insegnamento né di scoraggiare le esperienze innovative che molti docenti stanno sviluppando con grande impegno e creatività. Al contrario, si tratta di accompagnare questa trasformazione con strumenti culturali e pedagogici capaci di orientare l’uso delle tecnologie digitali all’interno della relazione educativa.
In questa prospettiva appare sempre più necessario avviare un percorso condiviso che porti all’elaborazione di una Carta nazionale per l’etica della didattica digitale e della divulgazione educativa online. Un documento di indirizzo che non abbia carattere restrittivo, ma che possa offrire ai docenti un quadro di riferimento chiaro quando l’attività educativa si estende negli spazi della comunicazione pubblica e delle piattaforme digitali.
Una simile iniziativa rappresenterebbe un passaggio di maturità per il sistema educativo italiano. La scuola non può sottrarsi alla rivoluzione digitale né può limitarsi a subirne le conseguenze. Deve invece assumere un ruolo guida nella formazione di cittadini capaci di abitare consapevolmente gli ambienti digitali, comprendendone opportunità e rischi.
In ultima analisi, la vera questione non riguarda la presenza dei social media nella didattica, ma il modo in cui essi vengono integrati all’interno di un progetto educativo fondato sui diritti, sulla libertà e sulla responsabilità. La scuola del XXI secolo potrà continuare a svolgere la propria missione soltanto se riuscirà a mantenere saldo il principio secondo cui la conoscenza non è uno strumento di visibilità, ma un processo di emancipazione culturale e civile.
È in questa direzione che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita il mondo della scuola, le istituzioni e la società civile a orientare la riflessione aperta da questa vicenda, trasformando una polemica contingente in un’occasione di crescita culturale per l’intero sistema educativo.
In copertina il prof. Romano Pesavento, presidente CNDDU
