È andato in scena ieri sera al Teatro Marcello Puglisi di Palermo, lo spettacolo “Giochiamo alla guerra”, per la regia di Antonio Palumbo. Sul palcoscenico il regista, che è autore anche dei testi, Pierangelo Malfitano e Jamira Russello. Consulenza musicale di Sveva Palumbo.

“I bambini sono sotto attacco!” È questo un accorato urlo di denuncia che echeggia nella sala per un articolato monologo a tre voci che con forza, ma con delicatezza al tempo stesso, ha trasmesso al pubblico presente gli orrori delle guerre attraverso le vicissitudini, tragiche e travagliate, dei tantissimi bambini coinvolti, vittime innocenti di atrocità dettate dalla cattiveria di pochi uomini al comando dei destini del mondo intero.

Sono proprio loro, i bambini, che in tutta la loro tenerezza si presentano attraverso le voci narranti, raccontando le loro vita, il loro percorso, la loro esperienza, racconto che inizia sempre con il nome e l’età, sì… perché quelle narrate sono storie vere, storie vere di vite spezzate che poco si conoscono e tanto meritano di essere conosciute e diffuse.

Bimbi che hanno un’età che varia da pochi mesi di vita a pochi, pochissimi anni, ma che tanto hanno percorso in quei sofferti giorni di guerra, tanto da far sfiorire l’età più bella, l’infanzia, costringendoli, spesso prima di perire, ad una forzata maturità dettata da sopravvivenza e responsabilità che fanno fatica a comprendere in pieno.

Vite spezzate tra gli spari, i bombardamenti, le macerie, la fame, il sangue, la morte; bimbi che avrebbero dovuto sorridere e ridere, studiare e imparare, giocare e divertirsi, invece nella loro mente e nel loro corpo, per chi è rimasto in vita, solo gli indelebili marchi di un conflitto inaudito e devastante.

Tante sono le guerre nei vari angoli del pianeta e tantissimi sono i nomi che vengono declamati dai tre attori che, a rimarcare le ferite, prima di ogni racconto intingono la mano nell’inchiostro rosso che portano nel viso, a simboleggiare, con forza plastica, il sangue che scorre copioso nelle anime dei piccoli caduti.

E poi un fiore, e poi i fazzoletti bianchi che sventolano nell’aria con il coinvolgimento di tutto il pubblico, e poi un applauso a tempo per abbracciare gli attori e al contempo le vittime, e poi tanta commozione, spesso soffocata o non compresa quando la vita quotidiana, fatta di distrazioni, impegni e talvolta superficialità, si riunisce attorno alla tavole per la cena, senza curarsi di capire fino in fondo cosa stia accadendo non lontano da noi e, soprattutto, quanto sia responsabilità anche di ciascuno di noi.

A far da scenario le splendide selezioni musicali; così, tra una vita e un’altra, ci si emoziona sulle note di “What’s going on”, “Sunday Bloody Sunday”, “Fortunate son”, “Imagine”, “Give peace a chance”, “La crociata dei bambini” e “Heal the world”.

449 milioni sono le bambine i bambini che solo nel 2021 hanno vissuto nelle aree di conflitto e di questi, più della metà, circa 230 milioni, si trova nelle aree più pericolose.

“Queste storie che avete sentito non le racconta nessuno e non si sa realmente cosa sta accadendo e i primi a soffrire di tutto questo sono proprio i bambini” ha detto Antonio Palumbo al termine dello spettacolo, e ha concluso con una frase di Gianni Rodari: “Anche i grandi della terra sono stati bambini ma forse qualcuno di loro non se lo ricorda più”.

Carlo Guidotti per Referencepost (articolo e foto)

Di Carlo Guidotti

Scrittore, editore, giornalista. Tessera preziosa del "Mosaico Palermo"