Si chiude la 78ª edizione della rassegna agrigentina. Tra il folklore della Valle dei Templi e i sapori della tradizione, il Messico conquista il Tempio d’Oro.
Sotto il bianco candore dei mandorli che tornano a vestire la Valle dei Templi, Agrigento ha celebrato la chiusura della 78ª edizione del Mandorlo in Fiore. Un’edizione, quella del 2026, che ha trasformato la città in un palcoscenico globale dove il folklore non è stato semplice esibizione, ma un autentico atto di diplomazia culturale. La proclamazione del vincitore del Tempio d’Oro, assegnato quest’anno al Messico, ha suggellato una settimana di incontri che ha visto la Colombia e la Georgia aggiudicarsi rispettivamente il Tempio d’Argento e di Bronzo.
L’evento ha offerto un intreccio di suoni, colori e profumi che ha attraversato le vie del centro, da Piazza Pirandello al Viale della Vittoria. Lo sbocciare del mandorlo è diventato la metafora visiva di una rinascita collettiva: come i fiori bianchi rompono il rigore invernale, così i ritmi dei gruppi internazionali hanno scosso il silenzio millenario della Valle dei Templi. Le sfilate hanno offerto un caleidoscopio di colori e tradizioni: dalle pesanti e ricamate vesti vellutate dei gruppi dell’Est Europa ai tessuti leggeri e vibranti dell’America Latina, ogni costume ha raccontato una storia di resistenza e identità. Le danze, scandite dal battito ancestrale dei tamburi e dal suono acuto dei flauti, hanno trasformato le piazze in un grande cerchio di fratellanza.
Ma il Mandorlo in Fiore non è soltanto spettacolo: è anche racconto di territorio, memoria agricola e identità gastronomica.
Il percorso sensoriale è proseguito attraverso il palato. La sagra ha celebrato l’agroalimentare d’eccellenza, trasformando la mandorla da frutto a simbolo di comunione. Nelle piazze, l’odore dello zucchero caramellato e della pasta reale si è fuso con i profumi speziati dello Street Food Cultural Folk. Momento di forte impatto comunitario è stata la preparazione della Torta della Pace in Piazza Cavour: un gesto conviviale dove la dolcezza della pasticceria siciliana è diventata metafora di una convivenza possibile. Le degustazioni guidate nel chiostro del Palazzo Comunale hanno permesso ai visitatori di scoprire come la mandorla possa declinarsi in infinite varianti, dalle preparazioni salate della tradizione alle architetture barocche dei dolci conventuali.
Il cuore della manifestazione resta la Valle dei Templi. Qui, tra le colonne doriche, il concetto di Patrimonio UNESCO ha smesso di essere una definizione burocratica per farsi esperienza viva. La “Passeggiata della Pace”, che ha visto sfilare i gruppi insieme ai bambini di tutto il mondo, ha mostrato una Sicilia capace di farsi ponte tra i continenti. Il sottotitolo di quest’anno, “Tradizione di Pace”, ha trovato la sua sintesi nello show luminoso di droni sopra il Tempio della Concordia: un ricamo di luci nel cielo notturno che ha ricordato come, proprio come i fiori del mandorlo, la pace sia un elemento fragile ma straordinariamente potente, capace di resistere alle intemperie della storia grazie alla forza delle radici.
Così, mentre il vento della Valle disperde gli ultimi petali bianchi, resta la certezza che il Mandorlo non sia soltanto un albero che fiorisce, ma l’impegno di un’intera isola a farsi approdo di bellezza e dialogo per il mondo intero.
In questo intreccio di canti e colori, la cultura si è riappropriata della sua missione più alta: essere il respiro comune di ogni popolo.
Denise Catalano per Referencepost (articolo e foto)
























