E’ colta la poetica di Liliana Nobile. Non sfugge all’interiorità che ne è padrona assoluta e non sfugge al patrimonio poetico dei classici greci di cui ricorda talora certi ritmi del verso, né a una poetica molto più contemporanea. Intimista ma aperta a una corporeità del verso che si esprime attraverso personali interpretazioni dell’anima che, talora nascosta, vuole, da protagonista, affermare se stessa.

Piacere di raccontare ma, ancor di più, di raccontarsi a se stessa; una verifica della sua esistenza dominata da una consapevolezza della propria vita, della propria essenza.

Classicismo, avanguardia e sperimentazione in un’armoniosa eco di richiami, sempre presenti, all’anima che sembra essere essa corpo, tale è la sua imprescindibile presenza. Il sogno, la parola scritta, diventano azioni che la penna racconta, inventa, diventa pensiero, mente che si fa corpo e acquista una sua vita.

Scrivere è un po’ svuotarsi, bisogno inevitabile, paura di essere preda. In  “Eterno mattino” che di per sé è quasi un ossimoro, il tempo è compagno, è quiete, è spazio, è azione. Non esiste distanza che allontani dal pensiero, dal sentimento, dal sentirsi presenza tangibile di chi, pur lontano, è quasi invadente nella sua totalità. Lo spazio e il tempo soltanto scandiscono sentimenti, sensazioni, non dominano la mente di chi non percepisce l’assenza ma ne fa una presenza.

Scrivere, poetare: immancabile necessità umana per chi ha bisogno di mettere in versi se stessa. Amore della scrittura, gioco di liriche. La vita come l’arte in ricerca costante di un’armonia su un pentagramma che disegna non note ma poesia.

Teresa Di Fresco