L’aumento ingiustificato del costo delle bollette dell’energia elettrica e del gas sta mettendo in ginocchio la maggior parte delle attività imprenditoriali, commerciali e produttive dell’Italia. L’industriale Giovanni Leonardo Damigella lancia un appello al mondo politico perché si ponga rimedio alle speculazioni ingiustificate che stanno mandando al collasso l’economia del paese Italia.

Ieri sera, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato voce alla protesta del mondo imprenditoriale italiano che da settimane lancia l’allarme e denuncia quanto sta accadendo, palesando il rischio della chiusura per decine di migliaia di aziende che non potranno più sostenere gli aumenti esorbitanti del costo dell’energia. Mattarella ha detto che «l’impennata dei prezzi dell’energia è attribuibile soltanto in parte alla scarsità di approvvigionamenti, ma trova radice in azioni speculative, che minacciano la vita di migliaia di aziende e mettono in allarme tantissime famiglie». Il Capo dello Stato ha chiesto l’intervento dell’Unione Europea, oltre che dei governi nazionali. I rischi, secondo Mattarella, sono: «emarginazione sociale, recessione, inflazione e il conseguente impoverimento della base produttiva del Paese, nel nostro come in tutti i Paesi europei».

Giovanni Leonardo Damigella rilancia e chiede che, su tutto questo, intervengano non solo gli organi politici, ma anche la magistratura perché «le speculazioni costituiscono un grave illecito penale, previsto e punito dagli articoli 501 e 501 bis del Codice Penale: “chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra o incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo da determinarne la rarefazione o il rincaro sul mercato interno”».

Secondo Damigella «gli aumenti dei costi energetici non sono giustificati da effettive e reali ragioni di mercato e costituiscono piuttosto il frutto di manovre speculative da parte degli operatori del settore, che per i loro interessi economici, stanno mandando in frantumi buona parte tessuto produttivo del nostro Paese. L’Italia, infatti, acquista il gas dall’Algeria al costo di 18 euro ogni megawatt. Nonostante il conflitto bellico le forniture di gas continuano ad arrivare in modo pressoché costante: inoltre una cospicua parte dell’energia elettrica viene prodotta da risorse alternative, quali fotovoltaico, eolico, idrico e termico. Anche il prezzo del petrolio è diminuito. Non vi sono reali motivazioni per l’ingiustificato aumento del costo dell’energia elettrica e vi è piuttosto da ritenere che i suddetti aumenti siano determinati unicamente da manovre speculative delle società che gestiscono il mercato che, regolando il flusso della materia prima, determinano il prezzo dell’energia sul mercato interno».

Da qui la richiesta di un intervento della magistratura, ma anche di «un pronto ed efficace intervento politico del nuovo Esecutivo, che contrasti tali manovre speculative poste in essere dalle società che si occupano della vendita dell’energia elettrica, di cui parte di esse a partecipazione statale. Lo Stato, non può consentire che proprie aziende, o aziende partecipate, speculino e conseguano guadagni spropositati a danno dei cittadini italiani. Tali condotte speculative delle varie compagnie che, in qualche modo, fanno cartello, devono essere fermate con ogni mezzo previsto dalla legge a tutela delle ragioni dei cittadini. Il rischio sempre più attuale e concreto, infatti, se non si interverrà per invertire la tendenza, è che molte aziende saranno costrette a chiudere i battenti, con la conseguente perdita di milioni di posti di lavoro».

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