“Noemi Crack Bang”, il libro inchiesta che, attraverso una storia vera, ci permette di entrare nel mondo degli invisibili denunciando tutte le falle del sistema dell’assistenza sociale

La presentazione il 25 Settembre

“Noemi Crack Bang”, il libro inchiesta che, attraverso una storia vera, ci permette di entrare nel mondo degli invisibili denunciando tutte le falle del sistema dell’assistenza sociale. 

La presentazione il 25 Settembre alla Biblioteca Comunale di Casa Professa

alla Biblioteca Comunale di Casa Professa

Il 5 dicembre 2020 a Palermo viene rinvenuto il cadavere di Noemi, una giovane donna di circa 30 anni. Sembra una delle tante morti per droga, ma non lo è.  L’inchiesta porterà alla luce una vita rifiutata, di amore e rabbia. Di solitudine e dolore.  Una vicenda consumatasi per anni nella Palermo sconosciuta degli invisibili, in pieno centro storico, sotto gli occhi di tutti. È la storia drammatica di una donna che vi sorprenderà, che vi colpirà e che lascerà il segno nei vostri cuori.

Sarà presentato alle 17,00 di sabato 25 settembre alla Biblioteca Comunale di Casa Professa. Insieme agli autori, ci saranno: il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il dott. Salvatore De Luca, Procuratore Aggiunto – .Procura di Palermo; Nino Rocca, operatore sociale; Antonella Di Bartolo, dirigente dell’ICS “Sperone Pertini”. 

Noemi Crack Bang(La banalità del male), il libro scritto da Victor Matteucci e Gilda Sciortino ed edito da Mediter Italia, prefazione di Leoluca Orlando, che racconta la storia vera di Noemi Ocello, morta a 32 anni presumibilmente per overdose.

Un libro inchiesta di 392 pagine, contenente una ricca e inedita documentazione cartacea e audio, supportata da una serie di testimonianze inedite e a un’incredibile mole di documenti originali che la stessa Noemi ha lasciato nelle sue comunicazioni telefoniche della durata di ore. In tutto 55 interviste a rappresentanti istituzionali, procuratori, medici, psichiatri, insegnanti, insegnanti, diretti protagonisti per colloqui complessivi di circa 90 ore. Testimonianze grazie alle quali è stato possibile comprendere il mondo nel quale Noemi ha vissuto e ciò che sono stati i 32 anni della sua vita. Anni vissuti tra strutture psichiatriche, strada, dormitori, crack house, case e fabbriche abbandonate a Ballarò e allo Sperone dove lo spaccio, il consumo di droga, la prostituzione e la violenza sono la normalità.

«Tutto ciò – scrivono gli autori – rappresenta una memoria di eccezionale valore documentale, in grado di definire il caso Noemi, analizzando il contesto in cui si muoveva, ovvero l’ambito delle attività legate allo spaccio e al consumo di droga, nonché le inchieste e le operazioni che hanno coinvolto i Cults nigeriani e talune famiglie di Cosa Nostra.  Il caso Noemi – sempre secondo gli autori – non è un caso di tossicodipendenza e non è un caso psichiatrico. La soluzione scelta per raccontare la sua storia è stata quella di indagare la sua vita, a partire dalle sue relazioni con la famiglia, la scuola e con le istituzioni».

Il sottotitolo “La banalità del male” è chiaramente tratto dal saggio di Hanna Arendt: «è evidente che, nella “vicenda Noemi”, non vi sia alcun disegno deliberato – proseguono gli autori – tuttavia, l’insieme di atti, procedure, comportamenti, pur nella loro specifica casualità, neutralità, involontarietà, hanno composto un risultato finale drammatico. Il male, quando è un prodotto collettivo, ha di solito questa natura banale di atti comuni e non voluti. In effetti, la tesi del libro è che non si debba individuare un capro espiatorio, quanto riformare il sistema dell’assistenza e della protezione sociale. In particolare, l’inchiesta denuncia la mancanza di un tutor in grado di affiancare soggetti vulnerabili come Noemi e l’esigenza di una risposta istituzionale integrata realmente in rete tra tutti i servizi».

Dalla Prefazione

Quando accade che perdiamo una vita, quando muore una giovane donna come Noemi, si apre in tutti noi una ferita. Ogni volta è una sconfitta. Un dolore che avverto e che si rinnova per ogni giovane che sia migrante o no, che comunque lotta e che resiste, che è aggrappato alla vita in modo incerto, provvisorio, instabile, sia che si tratti di un barcone nel mare che di una coperta nella strada. Si tratta di giovani vite che cercano asilo, una seconda opportunità, un nuovo approdo, un nuovo inizio. Prima ancora che come sindaco, come uomo e come padre, sento tutto il peso di questa perdita di vite umane falciate mentre sono alla ricerca di amore, felicità, futuro e trovano emarginazione e morte.

Leoluca Orlando

Gli autori

Victor Matteucci è senior project manager per la Cooperazione Internazionale nel Mediterraneo e in Medio Oriente. È presidente a Bruxelles della rete euro-araba Mediter. Ha pubblicato vari saggi e inchieste tra cui: “Abruzzo isola felice” con Leoluca Orlando, “Il Suicidio Fabrizi”, “Il Delitto Alinovi e il caso Ciancabilla”, “Terranova, dalla disobbedienza allarivolta” con Ernesto Balducci, “Gli Estranei” con le prefazioni di Rita El Khayat e Mauro Laeng. È autore di numerosi articoli e studi su quotidiani e riviste italiane ed estere.

Gilda Sciortino è giornalista dal 1991. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, occupandosi da sempre di terzo settore e legalità. Attualmente è responsabile dell’ufficio stampa di “Mediter Italia” e di “Sos Impresa – Rete per la Legalità” per la lotta al racket e all’usura. Collabora con il periodico nazionale “Vita a Sud”, È autrice di varie pubblicazioni tra cui “Uomini di Scorta”, “Mai più soli” (il libro bianco della lotta contro il pizzo), “Rosario Livatino (La coscienza di un giudice), per i quali ha ricevuto il premio speciale “Alessio Di Giovanni” per il settore “Comunicazione”.