APRE A FUMONE IL “PICCOLO MUSEO DELLA PIETÀ POPOLARE”

Inaugurazione il 5 settembre alla presenza dell’iconografo Piermatteo Tortorella 

 “Tempi antichi riconsegnati alla memoria della Città di Fumone. Preghiere riscoperte e Icone da scoprire”. Così il Comitato della Madonna del Perpetuo Soccorso annuncia la prossima inaugurazione del Piccolo Museo della Pietà Popolare, che avrà luogo nelle sale dell’antico Oratorio, domenica 5 settembre a partire dalle 10 del mattino.

L’allestimento include due sale: la prima è un omaggio agli ex voto, restaurati e tornati agli antichi splendori grazie alla paziente e sapiente mano dell’architetto Alessandro De Rossi, mentre la seconda è dedicata alla scoperta delle icone.

Per il pomeriggio è inoltre previsto un intervento dell’iconografo Piermatteo Tortorella il quale – oltre ad esporre alcune sue opere, che andranno a impreziosire ulteriormente la mostra – illustrerà al pubblico presente le varie fasi di lavorazione delle sacre icone. Lo abbiamo incontrato per saperne di più:

“Per l’occasione – ha dichiarato l’esperto – cercherò di spiegare in breve, e con l’ausilio di alcuni pannelli con didascalie, le varie fasi di lavorazione di un’icona ‘scritta’ secondo l’antica tecnica bizantina, visualizzando i vari materiali e gli attrezzi che consentono di realizzare la tecnica ed effettuando, eventualmente, anche una piccola dimostrazione”.

“Un iconografo – ci spiega – si occupa di riprodurre in maniera fedele, e rispettando dei canoni precisi, i prototipi delle immagini di Gesù Cristo, oppure episodi della sua vita, di quella di sua madre Maria, degli angeli e dei santi. A questa professione si può accedere in vari modi. Nel mio caso, ho sempre pensato di non essere stato io a scegliere di diventare iconografo ma di essere stato ‘scelto’, con un disegno ben preciso, dal più grande artista di sempre: Dio”.

“Negli anni – prosegue – più che una professione ho cercato di farla diventare un modus vivendi, un discorso spirituale e un cammino interiore, che mi porta a scrivere icone le quali, una volta benedette, diventano oggetto di culto da parte dei fedeli. In questo percorso, noi autori abbiamo una grande responsabilità: quella di attenerci a regole e canoni ben precisi, accantonando il libero arbitrio tipico degli artisti e diventando uno strumento di Dio. Essere iconografo, per me, vuol dire esattamente questo”.

Curiosi, chiediamo a Tortorella di illustrarci le varie fasi di lavorazione previste per la scrittura di un’icona:

“Parte tutto dalla scelta della tavola. – ci spiega – Il legno va innanzitutto selezionato, in quanto non tutti i tipi di legno vanno bene, e poi levigato e scartavetrato in maniera precisa. A questo punto va incollata sulla tavola una tela di lino, utilizzando colla di pelle di coniglio e, subito dopo, si prepara una mistura a base di bianco di Spagna (una specie di gesso) e colla di pelle di coniglio scaldata a bagnomaria, con la quale viene ricoperta la tavola. Si applicano vari strati, fino al raggiungimento di un certo spessore, dopodiché la tavola è pronta per essere scritta. Bisogna quindi preparare il disegno (avendo cura di attenersi ai prototipi antichi) e riportarlo sulla tavola, che può anche essere scavata all’interno, creando una specie di culla pronta ad accogliere il mistero. Il disegno va poi inciso con un punteruolo, perché la scrittura deve rimanere incisa, come nel nostro cuore: tale incisione rappresenta il nome di Cristo. La fase successiva è quella della doratura, vale a dire il momento in cui ci si mette in contatto con la divinità perché l’oro, come la parola di Dio, è immutabile nel tempo. Infine, si giunge alla fase della pittura, che va eseguita con elementi di origine naturale e minerale, diluiti con un’emulsione all’uovo, come previsto dalla tecnica della tempera all’uovo. Inizialmente vengono dipinti tutti gli elementi che compongono l’icona: vestiti, sfondo, montagne e altri soggetti, lasciando per ultimi il volto, le mani e/o i piedi. Quest’ultima fase è decisiva. La tecnica prevede degli schiarimenti, che vanno dai colori scuri ai più chiari, fino al bianco finale: il risultato è la ‘luce’ del volto che abbiamo cercato”. 

“Ci sarebbe ancora molto da dire. – conclude Tortorella – Voglio solo aggiungere che la conoscenza della sola tecnica non porta a nulla: ogni cosa, ogni gesto, movimento, disegno, linea che compone un’icona è frutto di meditazione e preghiera tramandate attraverso generazioni di iconografi nell’arco di centinaia di anni”.  

“Personalmente – sottolinea – cerco di attenermi alla tradizione attingendo sempre dai modelli antichi, pertanto la mia iconografia segue e rispetta la tradizione bizantina, perché è così che ho avuto la fortuna di apprenderla, da importanti maestre iconografe. Ovviamente, poi, ogni iconografo ha il suo stile o la sua peculiarità ma, per quanto mi riguarda, il tutto avviene sempre nel solco della tradizione bizantina. L’arte dell’iconografia, a mio avviso, consiste nel cercare il volto di Cristo e sono grato a Dio per avermi concesso la grazia di raffigurarlo”.