Abbandonare la scrittura a mano significa non usare il cervello

Il valore della scrittura manuale, rimane uno dei principi cardine della nostra più autentica forma espressiva; spontanea, artistica, talvolta incomprensibile, ma di sicuro la nostra grafia è un bene che ci appartiene e che, con il sempre più frenetico uso degli strumenti elettronici, rischiamo di perdere inesorabilmente.

La nostra scrittura non è soltanto un modo per comunicare qualcosa bensì un modo di essere, dal quale si possono evincere dei caratteri distintivi della nostra più intima personalità; la nostra storia passata, le nostre esperienze, il nostro vissuto, il nostro Io. La nostra grafia è quindi un bene ancestrale da valorizzare e da tenere in costante allenamento.

Carlo Guidotti per Referencepost.it

Essa assume, oggi più che mai, anche valore scientifico e giuridico: Referencepost ed Edizioni Ex Libris ne ha parlato con la dott.ssa Tiziana Siino, Grafologo Giudiziario e Educatore della scrittura, di cui riportiamo un articolo scritto per Referencepost.

«La scrittura è come il Dna o le impronte digitali: indicano la nostra unicità, nessuno li ha uguali a noi.
La grafia, termine che deriva dal greco e che significa anche “disegno”, “descrizione”, “studio”, richiama il nostro carattere, quello interiore, è la nostra emotività. Perché è da come tracciamo il segno grafico, che facciamo comprendere, a chi ha studiato la materia, che tipo di persone siamo.
È proprio vera l’affermazione: dimmi come scrivi e ti dirò chi sei.

Tante sono le sfere abbracciate dalla grafologia, dalla conoscenza della personalità, al professionale, dalla perizia giudiziaria, all’impostazione del gesto grafico propedeutico alla scrittura infantile.

Infatti nel mondo scolastico, la scrittura può essere un valido strumento per conoscere gli allievi.
Poniamoci una domanda: adolescenti e la scrittura, un problema o un’opportunità?
In effetti è un aiuto alla comprensione delle loro caratteristiche, ma anche dei loro disagi, l’analisi della scrittura consente anche di mettere a fuco il loro potenziale, che per loro può essere ancora sconosciuto e inconsapevole. Anche per poterli orientare nelle scelte scolastiche.

La scrittura ci rappresenta in tutte le nostre caratteristiche: intellettive, emozionali, affettive.
Attraverso la lettura approfondita del gesto grafico, possiamo individuare per esempio, la qualità dell’intelligenza: come la usa e verso cosa è orientata, e se la persona tende più ad analizzare gli elementi che osserva o se ha un atteggiamento più intuitivo e impulsivo.
La scrittura manuale comporta un uso specifico del nostro cervello: “abbandonare la scrittura a mano significa non usare il cervello, infatti scrivere è in linea con il nostro pensiero e quindi favorisce lo sviluppo del pensiero critico, la capacità di concentrazione, di memoria e di sintesi, in particolare il corsivo rappresenta la coesione col nostro pensiero.

L’importanza del segno grafico, della scrittura a mano, è stata ben anche a chi ha rivoluzionato il mondo digitale. Maestro per Steve Jobs, infatti, è stato un sacerdote calligrafo di origine italiana: Robert Palladino, il suo corso stimolava sia la manualità che il ragionamento, allenava l’occhio anche per riuscire a discernere i diversi caratteri nelle sue variabili per creare un effetto armonioso. Jobs segui il corso sulla bella grafia che sarebbe servito poi a realizzare il primo Mac ed essere così d’ispirazione per i caratteri tipografici, che oggi noi tutti conosciamo ed usiamo, in tre parole: eleganza, armonia e proporzione.
Ancora una volta per evidenziare che la scrittura non è solo la nostra “impronta”, ma anche è un importantissimo strumento, perché per esercitare l’intelligenza non è sufficiente digitare su una tastiera o usare il touch screen».

Tiziana Siino per Referencepost.it