In ricordo di Michele Perriera

Perriera ha pensato, fondato e diretto il teatro e la relativa scuola “Teatès” a Palermo, fucina e laboratorio che ha contribuito ad aumentare l’apertura mentale di tutta la città

Sentii parlare di Michele Perriera nel 1978. Ne parlavano Umberto Eco e Renato Barilli quando, in vena di ricordi, infilavano nell’argomento del giorno il famoso “Gruppo 63”. Il “Gruppo 63” prende il nome dall’anno in cui fu costituito. Ne fecero parte critici, poeti e narratori, stigmatizzandone la fondazione con un convegno che si svolse dal 3 al 8 ottobre all’Hotel Zagarella di Palermo, su invito e di contorno al festival di musica contemporanea “Settimana Internazionale di Nuova Musica” organizzato da Francesco Agnello. Questo connubbio tra letteratura e musica non sorprende e prelude all’intensa interculturalità che caratterizzerà il movimento fino alla fine. C’erano già stati dei precedenti. Tra il 1958 e il ‘59 gli esperimenti radiofonici di Umberto Eco e Luciano Berio, sul testo dell’Ulisse di James Joyce, avevano dato il “la” alla stesura di un saggio che costituì uno dei testi fondamentali della Neoavanguardia.

L’entusiasmo sperimentato dai componenti del costituendo “Gruppo 63” rifletteva la genuina ricerca che stava prendendo corpo in tutto il mondo, di un nuovo stile di vita e di pensiero, in opposizione alle resistenze di coloro che si sentivano impegnati nella conservazione dei valori e nelle abitudini di un’Italia contadina e paesana e nella difesa degli interessi di gruppi radicati nel tessuto socio-economico. Le istanze del movimento si contrapponevano a una “conservazione culturale” che ruotava intorno alla classe intellettuale uscita dalla guerra – i Calvino, Bassani, Cassola, Fortini, Morante, Moravia, Pasolini, Vittorini – che occupavano posti di controllo nell’industria culturale, nelle case editrici e nelle università. Le loro posizioni, che sviluppavano sulle riviste «Officina» e «La Voce», risentivano dell’influsso dei principî estetici del comunismo sovietico, (nella schematizzazione di Francesco Leonetti «Lenin sosteneva Tolstoj, mentre Engels sosteneva Balzac») e dell’estetica croce-gramsciana. Il “Gruppo 63” non metteva in discussione la “qualità” dei testi o la statura dei personaggi, ma la conformità delle tematiche del Neorealismo, del Crepuscolarismo, dell’Intimismo alla mutata situazione della società, all’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, a un nuovo paradigma tecnico-scientifico, in Italia e in rapporto al resto del mondo. All’establishment letterario si imputava di non essersi accorto della nascita dei nuovi linguaggi del giornalismo, della pubblicità e della televisione, del conseguente sviluppo della lingua italiana, della crescita abnorme che stava interessando la piccola borghesia.

Durante il primo incontro, che avvenne a Palermo nell’ottobre del 1963, leggono i propri testi Balestrini, Cane, Di Marco, Falzoni, Ferretti, Gozzi, Guglielmi, Leonetti, Lombardi, Marmori, Novak, Pagliarani, Perriera, Pignotti, Rosselli, Sanguineti, Spatola, Testa e Vasio. Vengono organizzati incontri dedicati alla pittura con Dorfles, Perilli e Ponente, al teatro con Bartolucci, Eco e Gozzi, alla poesia Anceschi, Giuliani e Sanguineti e alla narrativa Barilli, A. Guglielmi, Leonetti). In occasione di questo primo incontro viene approntato, per la regia di Luigi Gozzi e Ken Dewey e con le scenografie di Achille Perilli, uno spettacolo teatrale diviso in tre parti con testi di Malerba, Leonetti, Manganelli, Lombardi, Falzoni, Perriera, Pagliarani, Giuliani, Balestrini, A. Gozzi, e Sanguineti. Il secondo incontro, dedicato alla lettura e alla discussione di testi, avviene a Reggio Emilia, nel 1964. Sono presenti, tra i nuovi rispetto al primo incontro, anche Giorgio Celli, Furio Colombo, Corrado Costa, Enrico Filippini, Eugenio Miccini, Cesare Vivaldi, mentre alla discussione prendono parte alcuni critici e autori stranieri, come Jean Thimbaudeau, Marcelin Pleynet, Marc Slonim e, nella serata conclusiva, interviene Elio Vittorini. Il terzo incontro si tiene di nuovo a Palermo, nel 1965, con un Convegno interamente dedicato al “Romanzo Sperimentale”, i cui atti sono pubblicati in “Gruppo 63. Il romanzo sperimentale”, a cura di N. Balestrini, Milano, Feltrinelli, 1966, recentemente ripubblicato con una serie di interventi critici, “Col senno di poi”, a cura di Andrea Cortellessa (Bompiani 2013). Vengono proiettati in questa occasione quattro film sperimentali di Baruchello, Grifi, Lenti e Leonardi, mentre Carlo Quartucci allestisce uno spettacolo teatrale su testi di Lombardi, Filippini e Testa. Il quarto incontro viene organizzato presso la Sala Dante del Palazzo degli Studi di La Spezia, nel 1966 con la lettura di testi di Accame, Cagnone, Ceresa, Di Marco, Giuliani, Marcucci, Milanese, Ombres, Pedio, Pignotti, Porta, Rosselli, Spatola, Testa, Tola, Torricelli, Vicinelli. Infine, il quinto e ultimo incontro si tiene a Fano nel 1967, con letture di testi di Albertazzi, Baruchello, Biondi, Celati, Episcopi, Falzoni, Fittipaldi, Gozzi, Lora-Totino, Bonito Oliva, Orengo, Pellissari, Piemontese, Rescio, Sigiani, Vassalli. Tra le altre antologie del “Gruppo 63” ricordiamo M. Perriera, R. Di Marco, G. Testa con “La scuola di Palermo”, con prefazione di A. Giuliani (Feltrinelli 1963) e “Manuale di poesia sperimentale”, a cura di G. Guglielmi e E. Pagliarani, (Mondadori 1966). Il “Gruppo 63” fu promotore di alcune delle più importanti riviste che animarono il dibattito critico, teorico e politico degli anni Sessanta. A parte «il verri», ricordiamo «Malebolge», «Marcatrè», «Grammatica», e «Quindici». Già, Michele Perriera. Palermitano, classe 1937, è stato uno dei principali intellettuali italiani del secolo scorso. Autore, giornalista, scrittore, regista, commediografo, scenografo, coreografo, insegnate  ementore. Tutto questo si incarna in una figura attiva sulla scena non solo palermitana e nazionale, ma proprio grazie alle sue scelte più sperimentali riguardanti il teatro, lo pone all’interno del gruppo degli sperimentatori europei, dalla cui scuola non riconosciuta nascono le principali esperienze teatrali degli anni ’70 e ’80 in tutta l’Europa.

Perriera ha pensato, fondato e diretto il teatro e la relativa scuola di teatro “Teatès” a Palermo, fucina e laboratorio che ha contribuito ad aumentare la cultura teatrale nei tanti partecipanti all’esperienza e che ha tracciato il percorso dei tanti che, grazie alla “visione” trasmessa da Perriera e alla passione da lui trasmessa, oggi riescono a vivere il difficile “mestiere dell’attore”. Ha inoltre pubblicato diverse opere di narrativa tra le quali “La principessa Montalbo” del 1963, “Il romboide” del 1969, “Il piano segreto” del 1984. Nel 1987 vince il “premio Pirandello” con “Anticamera”. Dal 1994 ha diretto la collana di teatro della casa editrice Sellerio, con cui ha pubblicato la memoria-intervista “Marcello Cimino, vita e morte di un comunista soave”, “Anticamera”, “La spola infinita” che fu Premio Mondello nel 1995, “Con quelle idee da canguro. Trentasei anni di note ai margini” del 1997, “Atti del bradipo” del 1998, “Ritorno” del 2003, ma anche i romanzi “A presto” del 1990, “Delirium cordis” del 1995, e “Finirà questa malìa” del 2004, l’affresco autobiografico di una città e una vita “Romanzo d’amore” del 2002 e “La casa” del 2007. Fra le sue regie più note di cui è anche autore dei testi, Morte per vanto (1970/1995), I pavoni (1983/1997), Ogni giorno può essere buono (1993), Anticamera (1994), Dietro la rosata foschia(2001), Pugnale d’ordinanza (2004/2005) e Buon appetito (2004/2005) e “Come, non lo sai?” (2008). Ha inoltre riscritto il Macbeth di Shakespeare (1973) e de Le sedie di Ionesco (1974). Fra le altre regie più note, si segnalano, Il abbiano di Cechov (1981), Occupati d’Amelia di Feydeau (1983),La cantatrice calva di Ionesco (1985), I fisici di Durrenmatt (1987), Aspettando Godot (1985) e Finale di partita di Beckett (1992). Dal gennaio 1997 al dicembre 2005 ha diretto la Scuola di Teatro del Comune di Marsala. Nel 2006 gli è stato conferito il “Premio della Critica Teatrale”. Michele Perriera è morto l’11 settembre 2010 all’ospedale Giglio di Cefalù dov’era ricoverato da tempo. Il 26 settembre 2012 gli è stato intitolato lo “Spazio Michele Perriera” all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

Roberto Greco per referencepost.it