4 agosto 1974, la strage del treno Italicus

A poche ore dall’attentato veniva rinvenuta al­l’interno della galleria, a circa 50 metri dall’imbocco, deformata e lievemente combusta, una sveglia costruita dalla ditta Peter Uhren di Rottweil sulla quale venivano riscontrate alcune modifiche atte a trasformarla in un attuatore a tempo

È passata da poco all’una del mattino del 4 agosto 1974, quando. All’uscita dalla galleria degli Appennini, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro in provincia di Bologna, un ordigno ad alto potenziale esplode nella quinta vettura del treno Espresso 1486 Italicus, diretto a Monaco di Baviera. All’esplosione segue un incendio di vaste proporzioni. L’attentato, che determina la morte di dodici viaggiatori e il ferimento di moltissimi altri, è rivendicato con un volantino nel quale si legge: “Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare […] seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti”. Il convoglio, composto da 18 vagoni compreso il locomotore, era partito dalla stazione di Roma Tiburtina alle ore 20:42, con 7′ di ritardo sulla tabella oraria prevista. Era giunto alla stazione di Firenze S. Maria No­vella alle 00:17, con 17′ di ritardo. Era ripartito, infine, per Bologna alle 0.36′, quindi con 26′ di ritardo sull’orario previsto. Poiché al momento del’esplosione il treno viaggiava con un ritardo di circa 27′, si stabilirà che, se l’orario fosse stato rispettato, l’esplosione sarebbe avvenuta sugli scambi d’ingresso alla stazione di Bologna centrale.

A poche ore dall’attentato veniva rinvenuta al­l’interno della galleria, a circa 50 metri dall’imbocco, deformata e lievemente combusta, una sveglia costruita dalla ditta Peter Uhren di Rottweil sulla quale venivano riscontrate alcune modifiche atte a trasformarla in un attuatore a tempo. In sede di perizia tecnico-balistica si stabilirà che l’ordigno, probabilmente confezionato con un paio di chili di una miscela esplosiva del tipo “Amatolo” (20% circa di tritolo ed 80% circa di nitrato di ammonio), integrati con una quantità pressoché pari di una miscela incendiaria denominata “termite” (25% di alluminio e 75% di sesquiossido di ferro), era stato presumibilmente collocato sotto il sedile della poltrona-continua al corridoio e rivolta contro il senso di marcia – del secondo scompartimento di I classe della quinta unità del convoglio, una vecchia vettura mista di I e II classe, di proprietà delle Ferrovie della Germania Federale, contrassegnata dal n.50/80-38/40/063/8, che solo per l’emergenza estiva era stata destinata al servizio internazionale.

I processi instauratisi a seguito della strage sono stati caratterizzati da esiti diversi. Gli imputati, appartenenti a gruppi dell’estremismo di destra aretino, furono dapprima assolti per insufficienza di prove, poi condannati in grado di appello e, infine, definitivamente assolti nel 1993. Uno degli imputati si renderà peraltro autore, proprio durante le indagini sulla strage, di duei omicidi, quello del brigadiere Leonardo Falco e dell’appuntato Giovanni Ceravolo che stavano procedendo a perquisizione nella sua casa, nonché, dopo l’arresto per tali delitti, dell’omicidio di uno degli imputati che in primo grado erano stati condannati per la strage di piazza della Loggia a Brescia, e che veniva ritenuto disposto a collaborare. Lo stesso estremista sarà l’autore di un documento nel quale si sottolinea la necessità di portare avanti una «lotta nazionale rivoluzionaria volta a disarticolare il sistema»: documento che, nelle sentenze, sarà considerato fonte ispiratrice dell’operato dei Nuclei armati rivoluzionari. I Nar, gruppo di destra eversiva costituitosi negli anni successivi e del quale faranno parte anche soggetti condannati in via definitiva per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. La Corte di cassazione, pur confermando l’assoluzione degli estremisti di Arezzo per la strage sul treno Italicus, ha peraltro stabilito che l’area alla quale poteva essere fatta risalire la matrice degli attentati era «da identificare in quella di gruppi eversivi della destra neofascista». A simile conclusione era pervenuta anche la relazione di maggioranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica “Propaganda 2”,più nota come P2, richiamata anche in elaborati della Commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi. Secondo tale relazione, inoltre, l’organizzazione terroristica ”di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana”, cui la strage era ascrivibile, era stata indotta al compimento di attentati dalla «opera di istigazione» svolta dalla predetta associazione segreta; questa era perciò «gravemente coinvolta» nella strage e poteva «considerarsene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale».

A causa dell’attentato al treno Italicus, quella notte del 4 agosto 1974 morirono Nicola Buffi, Maria Santina Carraro in Russo, Elena Celli, Elena Donatini, Tsugufumi Fukuda, Raffaela Garosi, Wilhelmus Iacobus Hanema, Herbert Kontriner, Antidio Medaglia, Marco Russo, Nunzio Russo e Silver Sirotti.

Roberto Greco per referencepost.it