In ricordo di Domenico Scinà, padre costituente siciliano

È stato il primo insegnante di fisica sperimentale all’Accademia degli studi di Palermo della quale divenne in seguito anche rettore. Fu nominato regio storiografo dal re Ferdinando di Borbone e membro perpetuo della “Commissione di pubblica istruzione ed educazione in Sicilia”

Si, quella via Scinà. Da piazza Sturzo porta all’Ucciardone. E’ via Domenico Scinà. Non si tratta un anonimo palermitano vissuto qualche secolo fa. Il 13 luglio ricorre l’anniversario della sua morte, che avvenne nel 1837. Domenico Scinà può essere considerato uno dei padri costituenti siciliani, avendo collaborato alla stesura della prima Costituzione siciliana, nel 1812.

Scinà era nato a Palermo il 28 febbraio 1765. È stato il primo insegnante di fisica sperimentale all’Accademia degli studi di Palermo della quale divenne in seguito anche rettore. Fu nominato regio storiografo dal re Ferdinando di Borbone e membro perpetuo della “Commissione di pubblica istruzione ed educazione in Sicilia”. Lasciò molte opere scientifiche e letterarie, tra le quali ricordiamo: “Introduzione alla fisica sperimentale”(1803); “Memoria sui fili reflui e vortici apparenti del canale di Messina” (1808); “Topografia di Palermo e dei suoi contorni” (1818); “Prospetto della storia letteraria di Sicilia nel secolo XVIII” (1824-27); “Rapporto del viaggio alle Madonie impreso per ordine del Governo in occasione dei tremuoti colì accaduti nel 1818 e nel 1819″ (1819). Interessante è anche il “Rapporto sulle ossa fossili di Maredolce” (183 I), in cui egli dimostrò che le grandi ossa rinvenute nella grotta di Maredolce, sotto il monte Grifone, appartenevano ad animali vissuti in antiche epoche geologiche e non a mitici giganti, come si era creduto fino a quel momento. Morì di colera il 13 luglio 1837. Si interruppe così la stesura del suo saggio sul “Primo periodo della letteratura greco-sicula” che, pur incompleto, venne pubblicato nel medesimo anno. Domenico Scinà è ricordato nella chiesa di San Domenico da un medaglione inciso su un pilastro, voluto dal suo amico e discepolo Agostino Gallo e scolpito da Rosolino Barbera.

Roberto Greco per referencepost.it