In ricordo di Vittorio Occorsio, ucciso da Ordine Nuovo il 10 luglio 1976

È il 10 luglio 1976. Siamo a Roma in via Giuba, nel quartiere Trieste. Sono passate da poco le 8:30 del mattino. Vittorio Occorsio è alla guida della sua Fiat 125. Si sta dirigendo al lavoro e ha appena raggiunto l’incrocio con via Mogadiscio. Ultimo giorno di lavoro prima delle ferie estive. Lo sguardo di due uomini s’incrocia e, all’improvviso, una raffica di mitra frantuma il parabrezza della sua auto. Seppur gravemente ferito, Occorsio apre lo sportello per tentare la fuga. Il killer si avvicina e spara una nuova raffica a bruciapelo, quella letale. Prima di darsi alla fuga, il killer prende alcuni volantini che aveva all’interno del giubbotto e li butta all’interno dell’auto. Si tratta della rivendicazione dell’omicidio. Era firmata dal “Movimento Politico Ordine Nuovo”. Nel testo Vittorio Occorsio veniva accusato di “avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica perseguitando i militanti di Ordine Nuovo e le idee di cui essi sono portatori”. Il freddo killer è Pierluigi Concutelli e con lui c’era Gianfranco Ferro, entrambi militanti di “Ordine Nuovo”. Chi è Vittorio Occorsio?

Magistrato, era nato a Roma il 9 aprile 1929.Era stato pretore a Terni e dal 1964 era alla Procura della Repubblica di Roma. Fu sua la firma sull’ordine di cattura nei confronti di Pietro Valpreda, il 18 dicembre 1969, che lo indagava per la strage di Piazza Fontana. Si era occupato d’inchieste che riguardavano la loggia massonica coperta “Propaganda 2”, la P2,e sulla formazione neofascista “Ordine Nuovo” e sulle formazioni collegate. Nel 1973 ne aveva ottenuto lo scioglimento grazie alla legge Scelba, che impediva la ricostruzione del disciolto partito fascista. Erano passati trentadue giorni da quando il terrorismo nero aveva colpito, uccidendo a Genova il procuratore Francesco Coco. Dopo Vittorio Occorsio, fu Mario Amato a seguire le sue tracce nel tentativo della ricostruzione del “sistema” eversione di destra e sulle sue connessioni con il mondo massonico, mafioso e istituzionale non solo in Italia. Anche lui fu ucciso da un gruppo dell’eversione di destra, i Nar, il 23 giugno 1980.

Alla memoria di Vittorio Occorsio è stato dedicato il parco di Villa Mercede a Roma dopo il restauro ed è intitolata un’aula del Palazzo di Giustizia di Roma. Anche un’aula del liceo Giulio Cesare, dove egli aveva studiato, porta il suo nome. Vi sono due targhe commemorative, una all’interno di Villa Leopardi, proprio all’entrata di Via Makallè, e una a via Mogadiscio, angolo via del Giuba, nel luogo dell’omicidio.

Medaglia d’oro al valor civile – nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d’oro al valor civile

Si distingueva per l’eccezionale coraggio nella sua attività di Pubblico Ministero, rappresentando l’espressione vivente del fondamentale principio secondo il quale il giudice è soggetto soltanto alla Legge, principio che Egli, come magistrato, applicava con assoluta imparzialità a garanzia delle istituzioni democratiche. Cadeva vittima di un vile attentato con cui, nell’Uomo, si è voluto deliberatamente colpire la stessa funzione giurisdizionale che non conosce altro indirizzo politico che quello fissato dalla Costituzione

Roma, 10 luglio 1976

Roberto Greco per referencepost.it