In ricordo di Francesco Ferlaino, ucciso dalla ‘ndrangheta il 3 luglio 1975

Francesco Ferlaino è l’avvocato generale della Corte d’Appello di Catanzaro. A Catanzaro dirige importanti processi alla mafia siciliana, poiché gli atti venivano trasferiti in Calabria per legittima suspicione

Siamo a Catanzaro. È il 3 luglio 1975. Francesco Ferlaino esce dal Tribunale di Catanzaro dove lavora. Lo aspetta una Fiat 124 di servizio, guidata dall’appuntato dei carabinieri Felice Caruso. Lo accompagnerà a casa per poi riportarlo in ufficio dopo pranzo. L’auto si dirige verso Nicastro, una frazione di Lamezia Terme, dove il magistrato abita, in un palazzo in corso Nicotera. Alle 13.30, l’auto arriva all’abitazione di Ferlaino. L’autista apre il bagagliaio da cui prende un pacchetto che gli consegna. Ferlaino scende dall’auto e percorre i pochi passi che lo separano da casa. All’improvviso arriva un’Alfa Romeo di colore amaranto. Il finestrino posteriore dell’automobile è abbassato. Dall’interno il killer esplode due scariche di lupara che colpiscono Ferlaino alla schiena. Francesco Ferlaino muore all’istante, cadendo riverso sul marciapiede adiacente la sua abitazione. L’appuntato Caruso esce dall’auto impugnando la Beretta d’ordinanza, ma la vettura dei killers riesce ad allontanarsi prima che lui riesca a reagire sparando. Il commando, formato da tre persone, ha agito a volto scoperto. Ma chi è Francesco Ferlaino e perché è stato ucciso?

Francesco Ferlaino è l’avvocato generale della Corte d’Appello di Catanzaro. Era stato presidente della Corte di Assise a Cosenza e poi di quella di Assise d’Appello di Catanzaro. A Catanzaro dirige importanti processi alla mafia siciliana, poiché gli atti venivano trasferiti in Calabria per legittima suspicione. Il processo di cui si stava occupando era il frutto dell’inchiesta, avviata dal dottor Pietro Scaglione che fu ucciso dalla mafia il 5 maggio 1971, sui mandanti e gli esecutori della strage di Ciaculli del 1963. Francesco Ferlaino, con le sue indagini, contrastò le infiltrazioni mafiose all’interno della massoneria calabrese. Tra le pieghe di questo omicidio eccellente, sullo sfondo di importanti e inaspettati sequestri, eclatanti evasioni, lucrosi appalti e collusioni, è possibile scorgere le indicibili trame del crescente potere ‘ndranghetista, a quel tempo ancora difficili da decifrare ma che costò la vita oltre a francesco Ferlaino, anche al dottor Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983 e al dottor Antonino Scopelliti ucciso il 9 agosto 1991. Ancora oggi non si è stato possibile individuare gli autori e i mandanti dell’assassinio di Francesco Ferlaino, lasciando su questa storia l’ormai inesauribile timbro di “giustizia negata”.

Francesco Ferlaino era nato il 23 luglio 1914 a Conflenti, in provincia di Reggio Calabria. Morì sotto il fuoco dei killers dell’ndramgheta il 3 luglio 1975, mentre rientrava a casa per pranzare assieme a Giuseppe, Rosetta, Ornella, Sergio e Paolo, i suoi cinque figli.

Roberto Greco per referencepost.it