In ricordo di Antonino Burrafato, ucciso dalla mafia il 29 giugno 1982

Antonino Burrafato era un vicebrigadiere in servizio presso l’Ufficio Matricola del penitenziario “Cavallacci”, a Termini Imerese

È il 29 giugno 1982.Oggi si gioca la prima partita del Gruppo C 2° girone dei Campionati Mondiali di calcio. Nel campo neutro di Barcellona, l’Estadio de Sarrià, alle 17:15 si giocherà Italia-Argentina. Il Mister, Enzo Bearzot, fa scendere in campo Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Bruno Conti, Tardelli, Paolo Rossi, Antognoni e Graziani. Mancano poco meno di due ore all’inizio della partita. Sono le 15:30 e siamo a Termini Imerese, in provincia di Palermo. È una calda giornata di scirocco. Antonino Burrafato esce di casa per raggiungere il suo posto di lavoro. Forse sta pensando alla partita. Arrivato nei pressi di piazza Sant’Antonio, un gruppo di fuoco composto da quattro persone lo raggiunge e apre il fuoco su di lui. Burrafato muore poco dopo il suo arrivo all’ospedale Cimino di Termini Imerese. Al Giornale di Sicilia arriva una rivendicazione. È delle Brigate Rosse e comunicano di aver giustiziato “il boia dell’Asinara”. La rivendicazione risulterà poi essere falsa.

Antonino Burrafato è un vicebrigadiere in servizio presso il penitenziario “Cavallacci”, a Termini Imerese.  Lavorava all’ufficio matricola. Pochi mesi prima, il boss Leoluca Bagarella, in transito presso i Cavallacci, stava tornando a Palermo a causa della morte del padre. Toccò a Burrafato, però, notificargli una ordinanza di custodia cautelare in carcere impedendogli quindi di andare a onorare il padre. Tra Burrafato e Bagarella ci fu un violento alterco e il boss giurò che gliela avrebbe fatta pagare. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, rese ai magistrati nel luglio 1996, evidenziarono la mano di Cosa Nostra nell’omicidio Burrafato. Oltre allo stesso Cucuzza, del gruppo di fuoco facevano parte Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, Giuseppe Lucchese e Antonio Marchese. La mafia attende con pazienza il momento in cui vendicarsi. Lo dimostrò con l’omicidio del giudice Terranova, per il quale attese quasi dieci anni. La vendetta mafiosa è scritta sulla roccia e aspetta solo il momento a lei favorevole.

Antonino Burrafato era nato a Nicosia il 13 giugno 1933. Il 29 giugno 1982 un gruppo di fuoco mafioso lo uccise. Lasciò la moglie e un figlio non ancora diciassettenne.

Roberto Greco per referencepost.it