Braccio alzato che brandisce l’Agenda Rossa, il movimento non ci sta alle minacce a Patronaggio

Al Pm Luigi Patronaggio va tutta la nostra solidarietà e vicinanza pregandolo di non desistere dal continuare l’ottimo lavoro sin qui svolto, dicono le Agende Rosse

E’ uscito oggi, sul sito ufficiale delle Agende Rosse, il movimento costituito da cittadini che agiscono affinché sia fatta piena luce sulla strage di Via D’Amelio a Palermo del 19 luglio 1992 nella quale furono uccisi il Magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di Polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli, un accorato e preoccupato appello per la minaccia ricevuta da Luigi Patronaggio.

Ma chi è il procuratore che per ben due volte ha fatto infuriare il vicepremier della Lega e che ha ricevuto la seconda minaccia che, questa volta, riguarda esplicitamente anche la sua famiglia? Giovanni Falcone e Paolo Borsellino gli «amici dell’ultima ora». Così li aveva definiti il magistrato che li aveva incontrati solo poco prima delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Fu proprio Luigi Patronaggio a indagare su Rino Nicolosi, il presidente della Regione poi morto di cancro. E fu sempre lui a condurre le indagini per la morte di don Pino Puglisi nonché a chiedere la condanna per il cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri. Nel 1996 lasciò Palermo, dopo soli quattro anni, a causa di un allontanamento sempre maggiore tra la magistratura e la società civile. La carica e la forza emotiva vissuta per le morti di Falcone e Borsellino si stava esaurendo. Arrivò ad Agrigento, dove lavorò come presidente dell’uffico Gip-gup e si occupò di diverse indagini per mafia lo portano a Mistretta, Palermo e Trapani. Nella città dei templi ci ritorna due anni fa e per il suo insediamento, ad accompagnarlo c’è il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. Da subito emerge la sua idea di giustizia e il suo nome è fin da subito accostato al tema dell’immigrazione. “In un’area di frontiera come Agrigento, e quindi Lampedusa, bisogna fare i conti con il fenomeno dei migranti tenendo conto che si tratta di persone costrette a lasciare con dolore terra e affetti, a fuggire da guerra e miseria”. “Non bisogna considerarli nemici”, ebbe a dire il Procuratore Patronaggio all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018.

Questo il testo del comunicato:

Esprimiamo profonda preoccupazione per le vicende che stanno investendo il magistrato Luigi Patronaggio.
Il Pm che ha condotto agli assassini di Don Pino Puglisi, che ha rappresentato la pubblica accusa nei confronti di uomini “di stato”, come il pregiudicato Marcello Dell’Utri o il condannato in primo grado (processo Trattativa Stato-mafia) Mario Mori, dopo aver svolto un’inchiesta sullo “sbarco della Diciotti” è diventato oggetto di attacchi e minacce di ogni sorta.
Dagli attacchi del Ministro degli interni Matteo Salvini passando a quelli del deputato Giuseppe Bellachioma (“se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa… occhio!!!”), siamo giunti alle minacce anonime. L’ultima in ordine di tempo si è materializzata in una busta con un proiettile e un foglio con delle minacce di morte: “Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e ai tuoi 3 figli”, è il testo della lettera. Dentro anche un proiettile calibro 6,35 nascosto da due bustine di zucchero per passare i controlli al metal detector. Già poco tempo fa un’altra busta con proiettile gli era stata recapitata: “Zecca sei nel mirino”. Sulla busta c’era il timbro di Gladio.
Al Pm Luigi Patronaggio va tutta la nostra solidarietà e vicinanza pregandolo di non desistere dal continuare l’ottimo lavoro sin qui svolto.
Alle istituzioni ed in particolare al Ministro degli Interni (che ancora ci deve risposte sull’operato ambiguo del sottosegretario Luigi Gaetti e sulla presenza dell’ex capocentro del Sisde di Messina degli anni delle stragi e dei depistaggi di stato) chiediamo un maggiore ed effettivo impegno nella lotta contro la criminalità organizzata che non può in alcun modo affiancarsi ad un’opera di delegittimazione degli stessi uomini che la conducono, ma deve necessariamente concretizzarsi nel sostegno e nella protezione di magistrati come il Dott. Patronaggio, i quali stanno dedicando la propria vita alla lotta contro mafia e contro gli uomini di stato infedeli.

Movimento delle Agende Rosse

Movimento delle Agende Rosse- 11 giugno 2019

(Ro.G.)