In ricordo di Giuseppe Casarrubea

Amico di Danilo Dolci, si dedica per tutta la vita all’insegnamento, crea inoltre l’associazione “Portella e non solo”, che raccoglie i familiari delle vittime delle stragi cui non è ancora stata data verità e giustizia

Ossessionato? No, semplicemente desideroso di verità. Giuseppe ha appena quindici mesi quando suo padre viene ucciso. “A mio padre, e a Vincenzo Lo Jacono, caduti nella strage di Partinico del 22 giugno 1947” – così cominciava la dedica del suo libro su Portella della Ginestra del 1997. Il padre, di cui portava il nome, Giuseppe, era morto durante la “strage di Partinico” operata dal bandito Giuliano. Le ultime parole erano per la madre: “Non credeva nella giustizia degli uomini e aveva ragione: nessun tribunale le avrebbe reso giustizia. Nella sua semplicità capì tutto e al potere dei palazzi, per quasi cinquant’anni, oppose la sua coraggiosa speranza”. Giuseppe Casarrubea è stato lo storico più significativo, puntale non solo del bandito Salvatore Giuliano, ma dei suoi legami con la mafia, la politica e quelle “forze alleate” che sbarcarono in Sicilia nel 1943.

“Avrebbe potuto essere un docente universitario, ma, rispetto agli storici accademici aveva scelto di lavorare nella sua casa, nel suo paese, a tempo pieno, con molta umiltà, in silenzio, ma mettendo bene in evidenza tutto quello che lo divideva da interpretazioni storiografiche frettolose e imprecise” dice di lui Salvo Vitale in un articolo pubblicato su antimafiaduemila.it l’8 giugno 2015. E continua “Il suo metodo s’ispirava a quello del grande storico Braudel, ovvero all’approfondimento delle microstorie, come tasselli per comporre la macrostoria. E proprio la sua casa di Partinico era diventata una sorta di centro di documentazione di tutto quello che è successo nel mondo, dalla seconda guerra mondiale ad oggi: documenti del NARA di College Park, rapporti degli archivi inglesi di Kew Garden e soprattutto del Servizio informazioni e Sicurezza (SIS) italiano, ma anche di quello sloveno di Lubiana e di quello ungherese. Per non parlare dell’impressionante mole di documenti riguardanti il biennio 1945-47, ovvero al ‘governo’ americano in Sicilia e alle strategie del capo del controspionaggio Angleton, il quale, nella sua ossessione anticomunista non esitò a reclutare tutto l’apparato vetero e neofascista utilizzandolo in modo spregiudicato, spesso con metodi terroristici. In questo contesto, prima e dopo che i materiali degli archivi americani vennero desecretati da Clinton, gli studi di Giuseppe Casarrubea hanno scavato in fondo, radiografato nei minimi particolari quello che egli considerava il “buco nero” da cui è nata la repubblica italiana, ovvero la strage di Portella della Ginestra. I rapporti del banditismo di Giuliano con il mondo politico, con le forze dell’ordine, con militari, prefetti, uomini d’affari, mafiosi, si snodano con un’impressionante analisi. Forse, alla base di tutto ciò c’è stata anche la memoria del padre, ucciso in uno degli agguati della banda Giuliano e del cui episodio egli era riuscito a tracciare tutti i particolari, con i nomi degli assassini e il tentativo di fare passare gli aggressori come aggrediti. I suoi studi sull’origine della Repubblica Italiana, condotti assieme allo storico Giuseppe Tranfaglia, con la stretta collaborazione di Mario Cereghino, sono ormai considerati un classico per chi vuole individuare l’origine dei mali che si sono poi sviluppati, non solo in Sicilia, sino ad oggi”.

Amico di Danilo Dolci, si dedica, per tutta la vita, all’insegnamento. Nel tempo crea l’associazione “Portella e non solo”, che raccoglie i familiari delle vittime delle stragi cui non è ancora stata data verità e giustizia. Le sue, seppur discusse e criticate, tesi sulle dinamiche e i contesti relativi alla strage di Portella della Ginestra, vengono sviluppate nel suo “Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato”. Hanno resistito al processo intentato dal generale dei carabinieri Roberto Giallombardo. Il libro contiene un’analisi scientifica e penetrante, con il significativo apporto di dati e informazioni inedite che lo storico ha trovato, nel corso degli anni, anche grazie ai progressi processi di desecretazione degli archivi americani. Ha fondato e realizzato, a Partinico, sua città natale, l’Archivio G. Casarrubea, dedicato al padre e che contiene il lungo e paziente risultato del suo imponente lavoro archivistico. Pubblica diversi studi di sociologia dell’educazione e nel 1978, per Flaccovio, “I fasci siciliani contadini e le origini delle sezioni socialiste in Sicilia” e, per Sellerio nel 1991, “L’educazione mafiosa”. Tra i suoi libri, oltre al già citato su Portella uscito nel 1997 per l’editore Franco Angeli, ricordiamo “Storia segreta della Sicilia” pubblicato da Bompiani nel 2005 e, con Mario Cereghino, sempre per Bompiani, “Tango Connection”. Era nato a Partinico, in provincia di Palermo il 4 marzo 1946. È morto il 7 giugno 2015 nella sua città natale, all’età di 69 anni.

Roberto Greco per referencepost.it