Scarantino a Caltanissetta: Di Matteo non è mai stato uno dei “suggeritori”

“Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, di fare peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…” dichiara a metà udienza del processo sul depistaggio sulla strage Borsellino

Scarantino: “Il dottor Di Matteo non mi ha mai suggerito niente, il dottor Carmelo Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, di fare peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…”. Il colpo di scena arriva a metà udienza del processo sul depistaggio sulla strage Borsellino, quando l’ex pentito di mafia Vincenzo Scarantino ritratta, a sorpresa, le accuse che aveva lanciato in passato ai magistrati che indagavano sulla strage di via D’Amelio.

Alla sbarra ci sono tre poliziotti: Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Sono tutti accusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra. Scarantino in passato aveva accusato i giudici, che all’epoca prestavano servizio a Caltanissetta, di aver accusato dei mafiosi imputati perché ”sollecitato” dai pm Antonino Di Matteo, Annamaria Palma e Carmelo Petralia ma anche Giovanni Tinebra. Oggi arriva la retromarcia. “I poliziotti mi hanno fatto credere che i magistrati sapevano ogni cosa”, dice. “Io mi trovavo nel deserto dei tartari – racconta – La Polizia mi aveva convinto che poliziotti del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ e i magistrati fossero la stessa cosa ecco perché sono arrivato ad accusare i magistrati. Io ero un ragazzo rovinato dalla giustizia, non ero un collaboratore di giustizia. I magistrati mi contestavano le cose tre o quattro volte, quando non capivo niente, io uscivo e poi trovavo la risposta che dovevo dare ai magistrati. Se io ho coinvolto i magistrati è perché i poliziotti mi hanno fatto credere che fossero un’unica cosa“. “Perché Arnaldo La Barbera (che era a capo del gruppo investigativo) aveva uno strapotere“. La rivelazione arriva durante il controesame dell’avvocato Vincenzo Greco, che rappresenta i figli di Paolo Borsellino, che si sono costituiti parte civile nel corso del processo per il depistaggio. Quando il legale gli chiede se di recente è stato avvicinato da qualcuno “per cambiare idea“, Scarantino risponde: “Oggi sono sereno anche se sono un senzatetto, non lavoro, non ho niente ma sono sereno. Comunque, non mi ha contattato nessuno“. In passato il gip di Catania aveva archiviato l’inchiesta sui magistrati nisseni Antonino Di Matteo, Anna Palma e Carmelo Petralia, che erano stati accusati da un pentito di abuso di ufficio e falso. I tre pm, secondo Vincenzo Scarantino, avrebbero indotto lo stesso pentito ad accusare falsamente gli imputati dei processi per la strage di via D’Amelio e avrebbero anche tentato di evitare la sua ritrattazione in maniera illecita. L’indagine nei confronti dei magistrati era partita dopo la ritrattazione fatta da Scarantino nel settembre del 1998. Ma anche successivamente Scarantino aveva tirato in ballo Annamaria Palma e Giovanni Tinebra. Oggi, a sorpresa, la retromarcia.

Fonte: RaiNews.it