Reset, in appello aumentano le pene per i mafiosi di Ficarazzi e Bagheria

Dura sentenza in appello. Assoluzione di Leonardo Granà annullata e condannato a 12 anni mentre la condanna di Giuseppe Comparetto portata a 20 anni

La prima sezione della Corte d’Appello di Palermo nel processo Reset, ha accolto il ricorso del pm di primo grado, Francesca Mazzocco, e del pg Emanuele Ravaglioli, nei confronti di Giuseppe Comparetto e Leonardo Granà, originari di Ficarazzi e Bagheria, in provincia di Palermo. Il Granà, nel 2017 era stato scagionato dalla seconda sezione del Tribunale ma l’appello lo ha condannato a 12 anni. A seguito della sentenza di primo grado Granà era stato scarcerato e ora, allo stato attuale, rimane libero. A Giuseppe Comparetto, invece, la pena è stata portata a 20 anni, anzichè i 14 richiesti nel giudizio di secondo grado, perchè ritenuto colpevole, oltre che di associazione mafiosa, anche di un ultertiore episodio di vessazione, avvenuto nell’ambito dell’estorsione a un imprenditore, sequestrato per farlo cedere alle imposizioni del racket. La sentenza di appello è stata emessa dal collegio presieduto da Massimo Corleo, giudici a latere Mario Conte e Luisa Anna Cattina. Questa parte del giudizio si è svolta col rito ordinario, mentre la quasi totalità degli imputati, che ricordiamo essere 24, nel troncone in cui sono imputati i due nuovi condannati, aveva scelto l’abbreviato, ottenendo sconti di pena pari a un terzo.

Reset è un’inchiesta che si è svolta in tre fasi. Comparetto e Granà furono arrestati nella prima fase, quella in cui i carabinieri operarono gli arresti nel giugno 2013. Comparetto è coinvolto come presunto capo della famiglia mafiosa di Ficarazzi, mentre Granà come uomo d’onore della famiglia di Bagheria. Entrambi sono ritenuti responsabili anche di una serie di estorsioni. Leonardo Granà è figlio di Pietro, boss già detenuto, mentre Giuseppe Comparetto è stato condannato all’ergastolo, anche in appello, per la scomparsa dell’imprenditore di Villabate Andrea Cottone, vittima di lupara bianca nel 2002. Il corpo di Cottone non fu mai ritrovato. All’inchiesta per le estorsioni contribuirono diversi commercianti vittime di estorsioni, evento quanto mai raro, in quel periodo. Le prove raccolte, fecero maturare la decisione a due arrestati, Rosario Sergio Flamia e Antonino Zarcone, a collaborare con gli inquirenti, consentendo di allargare il campo degli accertamenti e di arrivare ad ulteriori blitz.

(Ro.G.)