In ricordo di Gaetano Genova, ucciso dalla mafia il 30 marzo 1990

Il 16 marzo, era scomparso Emanuele Piazza. Gaetano e Emanuele si conoscevano. Si ritiene che Genova avesse fornito a Piazza indicazioni che si rivelarono fondamentali per l’arresto di Giovanni Sammarco

Palermo. Viale Europa. È la sera del 30 marzo 1990. Una Volvo 244 è parcheggiata. Nessuno si avvicina per prenderla. La mattina dopo, l’auto è ancora lì e del suo prorprietario non si sa più nulla. L’auto appartiene a Gaetano Genova, un vigile del fuoco. Il 16 marzo, era scomparso Emanuele Piazza. Gaetano e Emanuele si conoscevano. Entrambi furono rapiti e vittime della lupara bianca. Si ritiene che Genova avesse fornito a Piazza indicazioni che si rivelarono fondamentali per l’arresto di Giovanni Sammarco – un mafioso latitante – all’interno di un centro sportivo. Il Genova, come secondo lavoro, faceva piccoli lavoretti per una piccola impresa edile che si stava occupando della ristrutturazione del palazzetto. Fu in quella occasione che, probabilmente, vide e riconobbe il Sammarco e lo comunicò al cacciatore di latitanti Emanuele Piazza. Dopo quel 30 marzo, di Gaetano Genova non si seppe più nulla. Solo nel 1996, sei anni dopo la sua scomparsa, grazie al dettagliato racconto del mafioso Enzo Salvatore Brusca, collaboratore di giustizia, che raccontò autori e movente del delitto, fu ritrovato il corpo. Fu così finalmente chiara anche la dinamica del suo rapimento e della sua uccisione e ritrovare i resti del corpo di Genova. Gaetano Genova fu attirato in una trappola, rapito e ucciso. Fu poi consegnato da Salvatore Madonia, esecutore materiale, ai Brusca che si dovevano occupare della sparizione del cadavere. Il corpo fu seppellito in contrada Feotto, nei dintorni di San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo. Il movente indicato dal Brusca, ma anche dal fratello Giovanni e da Giusto Di Natale, entrambi collaboranti, s’inserisce nella possibile attività di confidente del Genova. Nell’ottobre del 2016, per l’omicidio di Genova, furono condannati a trent’anni di carcere Salvino Madonia, killer della famiglia di Resuttana e a quattrodici anni e quattro mesi per l’ex boss Giovanni Brusca, collaborante. Enzo Brusca è inoltre a giudizio, con altri imputati, in un troncone del processo che si celebra con il rito ordinario.

Roberto Greco per referencepost.it