Processo Montante: lo Stato non sa da che parte del tavolo sedersi e si siede da quella sbagliata

L’Avvocatura dello Stato patrocina un capo reparto dei Servizi perciò lo Stato non si costituisce parte civile

La notizia riguarda la richiesta del ministro Nicola Morra nei confronti del ministro degli Interni sul perchè lo Stato non si sia costituito parte civile nel processo Montante e rimanda ad una audizione della Commissione Antimafia che convocherà il ministro Salvini. Ma il ministro Morra, ovviamente distratto, non ha letto a fondo le carte, come si dice in questi casi. Sarebbe del 12 ottobre scorso, la richiesta di costituzione di parte civile. In effetti, il ministero dell’Interno, fanno sapere dal Viminale, aveva segnalato la propria intenzione di costituirsi parte civile il 12 ottobre del 2018. Ma sei giorni dopo, il 18 ottobre, la presidenza del Consiglio dei ministri “ha negato la richiesta di autorizzazione sulla base del parere contrario reso dall’Avvocatura dello Stato il 16 ottobre 2018”. Ma quali sono le motivazioni addotte dall’Avvocatura? Dall’analisi emerge che si tratta di un ovvio conflitto d’interesse che non può essere ignorato. I legali del governo avevano già assunto la difesa di uno degli imputati al processo Montante, un dirigente dell’Aisi, il servizio segreto interno della Repubblica Italiana. Ovviamente, l’incompatibilità è evidente. Anche l’imbarazzo, imbarazzo che accompagna la lunga storia del processo Montante. In effetti, a Caltanissetta, sono in corso due procedimenti giudiziari, uno con il rito abbreviato e l’altro con rito ordinario. In tutto si tratta di ventitre imputati accusati di aver fatto parte di un sodalizio criminale cui sono contesti vari reati quali corruzione, favoreggiamento, rivelazione di segreto d’ufficio. Non solo Antonello Montante, presunto creatore del sistema criminale, si trova alla sbarra. Con lui Renato Schifani, ex presidente del Senato, l’ex direttore dell’Aisi Arturo Esposito, i colonnelli dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe D’Agata e Letterio Romeo, l’ex dirigente dello Sco e questore Andrea Grassi, il sostituto commissario Marco De Angelis, il poliziotto Salvatore Graceffa, il maggiore della GdF Ettore Orfanello e l’ex comandante provinciale Gianfranco Ardizzone oltre a, ultimo ma sicuramente non di ultima importanza, il capo reparto dell’Aisi Andrea Cavacece. Ed è proprio Cavacece il dirigente dei Servizi cui l’Avvocatura dello Stato ha deciso di concedere il patrocinio legale sulla base dell’ex art.44 del Regio decreto 1611/1933. Il compito della Commissione Antimafia diventa ora più arduo. Quali sono, come previsto dal citato ex art.44 “i fatti e le cause di servizio” che hanno favorito la situazione di Cavacece sino a fargli ottenere il patrocinio legale?

“Il fatto che il Viminale rinunci a essere attore in un processo che coinvolge agenti, dirigenti della Direzione investigativa antimafia e dei Servizi di sicurezza mi pare rilevante – sottolinea il ministro Morra in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano – E bisogna capire se sia frutto di una distrazione, oppure frutto di una scelta che io non posso condividere. Lo Stato è stato abbondantemente infiltrato, e doveva costituirsi, per rispetto a tutti coloro che lo servono fedelmente. Vorrei capire se il ministro dell’Interno Salvini sia a conoscenza di tutto questo. Lo convocherò in commissione. E se Salvini non ne sapeva nulla, mi aspetto che provveda alla rimozione del dirigente che ha preso questa decisione”.

Roberto Greco per referencepost.it