l’ I.C. Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa incontra gli agenti di Giovanni Falcone nel ventiseiesimo anniversario della strage di Capaci

A 26 anni di distanza dalla strage di Capaci, il 23 maggio 2018, l’ I.C. Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa continua il suo impegno nella divulgazione dei valori di legalità e giustizia e di condivisione della nostra storia recente. Nell’ambito delle manifestazioni legate al Maggio della legalità, gli alunni della scuola palermitana hanno incontrato presso il plesso Emanuela Loi, Ninni Giacchina e Benedetto Polizzi, due agenti di scorta che furono al servizio di Giovanni Falcone proprio negli anni ’90.

Giacchina e Polizzi sono stati accolti dai bambini in un clima accogliente e festoso costellato di canzoni, cori e tanta musica. Ha salutato gli ospiti, i bimbi e tutti i presenti, il preside Fabio Mauthe Degerfeld che, dopo aver presentato le personalità presenti, ha puntualizzato la corretta accezione del termine “agenti di scorta”, che vanno intesi come “agenti di custodia”, il cui prezioso operato ha come unico obiettivo la salvaguardia della personalità a cui stanno a fianco.

Ho avuto l’onore di intervistare i due agenti di Polizia e di fare da moderatore alla conferenza che si è tenuta subito dopo: “Ringrazio il preside per il suo impegno costante e presente in questo prezioso scrigno di legalità che è l’I.C. Boccadifalco – Tomasi di Lampedusa. Siamo, nel plesso intitolato a Emanuerla Loi per parlare di libertà, di legalità ma soprattutto di vita e lo facciamo con il corpo docente, insostituibile e impegnatissimo, e con chi era presente in quei terribili giorni, al fine di dare coerenza e concretezza storica ai fatti che conosciamo. Ma mi rivolgo soprattutto a voi bambini, che siete abituati a sentirvi dire che siete il nostro futuro. È vero, ma è altrettanto vero che siete già il nostro presente, ed è nostro dovere darvi gli strumenti, ciascuno a proprio modo, affinché possiate essere, appunto già nel nostro presente, un piccolo germoglio di legalità e giustizia per poi, in seconda istanza, costruire il nostro futuro”.

Subito dopo la mia introduzione ho passato la parola a chi la storia l’ha vissuta e ne può dare una testimonianza pura e sincera; due uomini che ventisei anni fa in quei luoghi e in quegli ambienti c’erano, Ninni Giacchina e Benedetto Polizzi.

Nella testimonianza di Polizzi è emersa la sua voglia di credere nelle nuove generazioni affinché possano essere concretamente nei fatti la nostra speranza. “Antonio, Rocco e Vito erano tre grandi amici e tre fratelli con cui vivevamo la vita insieme anche oltre gli impegni di lavoro. Oggi un pezzo di me è andato via, ma un po’ di loro è rimasto in me, per sempre”.

Poi Polizzi ha raccontato un po’ la sua esperienza come agente di scorta: “Noi agenti di scorta non ci chiamiamo colleghi, ma fratelli; io, durante la prima fiaccolata organizzata all’EUR, dopo l’intervento di Paolo Borsellino, vincendo la forte emozione e commozione, ricordai con forza che gli agenti di scorta uccisi non erano semplicemente ‘tre ragazzi venuti dal profondo sud’ ma erano molto, molto di più. Erano ragazzi preparati e competenti che con determinazione hanno fatto una scelta difficile proprio per migliorare il nostro e il vostro futuro”.

A seguire Ninni Giacchina ha tessuto il doloroso ricordo dell’ultimo caffè preso con Antonio Montinaro: “Ci siamo visti con Antonio poco prima che andasse via per andare all’aeroporto, in attesa dell’arrivo del giudice Falcone. Fu quella l’ultima volta che lo vidi, prima di rivederlo tragicamente ucciso a Capaci”.

Subito dopo le stragi, ha raccontato Giacchina, ebbe difficoltà anche nella gestione della propria famiglia e della piccola figlia, ma con coraggio non ha mai mollato, e con la voglia di non tradire i colleghi, ha deciso di continuare nella sua coraggiosa attività con rispetto, costanza e determinazione.

Un lungo e coinvolgente applauso dei bimbi e dei genitori ha accompagnato la fase conclusiva dell’intervento di Giacchina che ha dato una ben precisa connotazione a quello che è nella sostanza la mafia e la malavita organizzata, di quanto distrugga la vita e quanto valore riesca a cancellare sporcando in maniera spesso indelebile le nostre anime e il nostro futuro.

A seguire alcune brani musicali eseguiti al violino e poi l’angolo della poesia con la lettura della “Preghiera del poliziotto”: “Angeli in divisa, angeli speciali, angeli in divisa blu, angeli con grande coraggio e straordinario senso di dovere, sono padri, figli, fratelli e mariti, che hanno lasciato un vuoto nelle loro famiglie per inseguire un ideale, piccoli uomini, uomini grandi, silenziosi, invisibili e imbattibili, sfidano il pericolo senza nulla temere, pur di svolgere eroicamente il proprio dovere”.

Un ringraziamento va alla docente Carmen Zito che, raggiunta dalle docenti Claudia Castronovo e Beatrice Cavallaro,  ha raccontato alcuni dettagli di questa grande e costruttiva avventura che è stato il mese della legalità, ringraziando il preside e tutti coloro i quali, docenti e genitori, hanno contribuito attivamente per il buon esito dell’evento.

Un contributo letterario è stato fornito da Michele Perricone che ha letto “11 minuti per morire” di Angelo Trapani tratto da “Nome in codice QUARTO SAVONA 15”, che riprende sotto forma di narrazione partecipata, i tragici momenti dell’esplosione.

A seguire sono stati esposti gli sviluppi del progetto “Se vuoi”, promosso dalla 5° e dalla Polizia di Stato; i bimbi hanno trascorso momenti indimenticabili proprio con gli agenti, visitando i luoghi protagonisti della lotta alla mafia, uno fra tutti la casa di Padre Pino Puglisi, del quale è stata ricordata la celebre frase “non ho paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti”, proprio a simboleggiare la pericolosità dell’omertà, della connivenza e della rassegnazione.

Il grande ed emozionante incontro è terminato con una rassegna di domande poste dai tanti giovani giornalisti: “Hai sempre sognato di fare il poliziotto?”. “Fare l’agente di scorta era un lavoro facile?”. “Se potessi scegliere faresti lo stesso lavoro?”. “Qual è stato il momento più bello del vostro lavoro con Falcone?”. “Come avete rassicurato la vostra famiglia?”.

Tante domande e dalle risposte di Giacchina e Polizzi il messaggio unanime che ne possiamo trarre è uno solo, ossia quello di chi pone la propria vita al servizio dello Stato, senza pensare alla paura, che ovviamente non è un elemento inesistente o irrilevante, ma che viene messa sicuramente in secondo ordine, di fronte allo spirito di sacrificio e di dedizione, votato a una nobile e quanto mai giusta causa, ossia la giustizia e la legalità.

“Il lavoro di scorta comporta l’essere sempre vigili, attenti e senza mai far crollare la nostra fede e il nostro onore nel proteggere la personalità”, ha ricordato Polizzi; Giacchina ha concluso dicendo “È necessario che anche voi bambini impariate ad osservare le persone migliori di noi stessi, ricordando che se possiamo dare un buon esempio, anche ai propri genitori, ne guadagniamo noi, voi e tutta la società”.

Alcune domande sono state poste anche a me, Carlo Guidotti, in quanto giornalista che si occupa di tali delicate tematiche e di socio onorario del Parlamento della Legalità Internazionale, che si occupa di incontrare soprattutto le scuole e i giovani proprio per diffondere il messaggio di vita lasciatoci da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Antonino Montinaro, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Agostino Catalano e Vincenzo Li Muli e di tutte le vittime della mafia.

L’intensa e commovente mattinata si è conclusa con una grande interpretazione degli allievi che si sono esibiti in una danza sulle parole della canzone “Non mi avete fatto niente”, sul parquet della palestra del plesso Loi, sul quale è stato tracciato un grande cuore colorato, simbolo di unità, di amore e di vita, in una giornata che, con l’impegno dei relatori, Ninni Giacchina e Benedetto Polizzi, lascerà una traccia indelebile sulle nostre coscienze.

Carlo Guidotti per Referencepost (Foto di Alberto Guidotti)